TERRA

ROMA NON È UNA CITTÀ PER LE BICI

A Roma non si può andare in bicicletta perché ci sono le salite, perché è troppo grande, perché piove, perché fa caldo, perché c’è il traffico, perché ci sono i Sette Colli©, perché l’aria è inquinata, perché ci sono le buche, perché non tutti possono farlo, e soprattutto perché Roma non è Copenaghen.


Ok.

E allora come fanno quelli che usano la bicicletta per andare al lavoro?

Ho fatto una piccola indagine tra i miei amici e ho scoperto che a Roma ci sono almeno quattro tipi di ciclista urbano.

Ma andiamo con ordine.

INDAGINE SU UN CICLISTA AL DI SOPRA DI OGNI SOSPETTO

L’inizio è una semplice domanda al  gruppo Facebook di Salvaiciclisti-Roma:

Quanti km fate per andare al lavoro in bicicletta a Roma?

Nel gruppo ci sono quasi 6000 persone, tutte usano la bicicletta. Per molti la bicicletta è l’unico mezzo di trasporto. Hanno risposto in 333: il 5% non è male. Ecco il risultato riassunto in un semplice istogramma.

Figura 1: Istogramma delle distanze casa-lavoro a Roma. Il campione proviene dai membri del gruppo Facebook Salvaiciclisti-Roma (https://www.facebook.com/groups/salvaiciclisti.roma/permalink/2587084407996428/). I conteggi sono raggruppati in classi con intervallo di 2 km. La distanza media è di 8.4 km, la mediana è di 7.5 km. La mediana è il valore che divide la distribuzione esattamente esattamente a metà: il 50% delle persone percorrono meno di 7.5 km, il 50% delle persone percorrono più di 7.5 km).

Per la gran parte, circa il 70% del totale, chi va in bicicletta al lavoro percorre ogni giorno distanze inferiori ai 10km, in totale 20 km tra andata/ritorno.

Con le informazioni che ho raccolto è possibile distinguere fra uomini e donne. La bicicletta non è un mezzo di trasporto che faccia distinzione di genere e la distribuzione delle distanze percorse sembra molto simile, anche se alla mia domanda hanno risposto 240 uomini e 91 donne.

Non ho molto successo fra le donne.


SI MA QUANTO TEMPO CI METTI?

Mi sono presto reso conto di aver fatto un errore. Se fosse stata una vera indagine sarebbe stata pianificata meglio. Non mi aspettavo di avere tante risposte.

Il fatto è che per calcolare il tempo necessario a coprire la distanza casa-lavoro non è possibile utilizzare un valore medio della velocità. Il mio ufficio è a 25 km da casa e se pedalassi ad una velocità di 15 – 18 km/h, una velocità già elevata ma plausibile in città, impiegherei circa un’ora e mezza per arrivare al lavoro: troppo rispetto al tempo che impiego normalmente.

Ad alcuni amici, circa 70, ho chiesto quindi quale fosse il tempo che solitamente impiegano per andare al lavoro e ho potuto calcolare per ciascuno di loro un valore di velocità medio. Il risultato mi ha sorpreso.

Prima di tutto, nessuno ha avuto difficoltà a rispondere: quando giri per Roma in bicicletta ti prendi il tuo tempo e il traffico non ha alcun effetto sui tuoi spostamenti. Sono sicuro che se avessi rivolto la stessa domanda a chi utilizza l’automobile o i mezzi pubblici la prima risposta che avrei ricevuto sarebbe stata: “Dipende”.

Figura 3. La relazione fra la distanza casa-lavoro e la velocità media lungo il tragitto è approssimata bene da una funzione lineare.

C’è poi una relazione diretta, quasi una relazione lineare (Figura 3), fra la distanza casa-lavoro e la velocità di spostamento. Chi ha poca strada da fare se la prende con comodo, con  velocità anche inferiori ai 10 km/h, poco più di una leggera corsa. Quelli che hanno molta strada fare, spingono sui pedali fino a raggiungere velocità che possono sfiorare i 30 km/h. 

Guardando la relazione distanza-velocità si possono riconoscere per Roma almeno quattro tipi di ciclista urbano.

Ciclista urbano del 1° tipo: prendiamola comoda.

Per distanze inferiori ai 5km, l’andatura è molto rilassata, con velocità per lo più inferiori ai 15km orari. Siamo nella zona di massima efficienza della bicicletta, dove si riesce appena a percepire l’attrito dell’aria. Chi se le prende comoda arriva al lavoro in perfette condizioni, senza il minimo affaticamento, pronti per la lezione in classe, per il normale rapporto con i clienti o per la riunione col top management in azienda.

Per capire, 5km è la distanza fra San Giovanni e Piazzale Flaminio, oppure fra Piazza Bologna e Piazza Cavour.

Ciclista urbano del 2° tipo: il romano medio.

Per distanze fra fra i 6 e i 12km, la velocità  si stabilizza intorno ai 15 km/h, con punte intorno ai 17 – 18 km orari. È un ritmo di pedalata continuo ma leggero, che permette di superare senza fatica anche le poche, leggere, pendenze che i ciclisti urbani incontrano a Roma: via Cavour, via del Tritone, la Gianicolense. Questa è l’andatura adottata dalla maggior parte dei romani in bicicletta, con una grande varietà di comportamenti individuali.

Percorrendo 10km, si può andare da Porte di Roma a Termini, da Cinecittà a l’Isola Tiberina, oppure dal Corviale al quartiere Prati. Queste sono le distanze che la maggior parte delle persone riesce a percorrere usando la bicicletta.

Ciclista urbano del 3° tipo: i tecnici

Chi percorre distanze superiori ai 10-12km, sa di aver davanti parecchia strada da fare. La velocità media può salire fino a 20 km/h. È un’andatura più impegnativa. 

Questi sono probabilmente i ciclisti che vedete girare più attrezzati, catarifrangente per farsi vedere meglio, casco per proteggersi da possibili cadute, bici robuste e con un buon allestimento. Passare molto tempo in strada comporta sicuramente una dose maggiore di rischio, contro cui è utile proteggersi. Verosimilmente, questi sono i pedalatori che arrivati in ufficio, a seconda delle mansioni da svolgere, potrebbero avere bisogno almeno di un cambio.

Questi ciclisti urbani attraversano ampi settori della città: 15km è la distanza fra Villa Ada e l’EUR, oppure fra Ponte Milvio e Giardinetti.

Ciclisti urbani del 4° tipo: il pedalatore estremo

Ci sono infine i pedalatori estremi, distanze superiori ai 20 km vengono tipicamente percorse da chi si sposta per attraversare il raccordo anulare, in entrata o in uscita. In questi casi le velocità medie diventano molto sostenute, oltre i 20km/h. Questo è un ritmo impegnativo, che comunque si mantiene facilmente dopo qualche settimana di uso continuo della bici. Nulla di eccezionale: la velocità media durante i 3500 km del Giro d’Italia 2019 è stata di 38.7 km/h. Ma per un ciclista urbano questo è un ritmo molto impegnativo e, soprattutto d’estate, una volta arrivati in ufficio è certamente necessaria una doccia.

Una distanza di 20 km corrisponde al diametro di Roma, da Magliana alla Bufalotta, da Ottavia a Anagnina.

LA BICICLETTA COME MEZZO DI TRASPORTO UNIVERSALE

E dunque è vero: si può andare al lavoro in bicicletta  attraversando Roma da est a ovest, da nord a sud, da dentro a fuori. E, ciò che ha dell’incredibile, le persone effettivamente lo fanno, nonostante le distanze, nonostante salite e discese, nonostante il traffico, nonostante il caldo, il freddo, la pioggia, e nonostante Roma non sia Copenhagen.

Una volta trovata la relazione fra distanza casa-lavoro e velocità, posso finalmente stimare quanto tempo impiegano i ciclisti urbani a Roma per andare al lavoro.

Oltre il 70% delle persone che usano la bicicletta arrivano al lavoro in 20-25 minuti, senza avere problemi di traffico e di parcheggio. In effetti, 25 minuti è anche la mia unità di misura fondamentale per gli spostamenti a Roma: se ho un appuntamento, solitamente in 20-25 minuti riesco ad arrivare ovunque

Sicuramente, chi sceglie di spostarsi con l’automobile ha ottimi motivi motivi per farlo ma se ancora non usi la bicicletta per andare al lavoro, è ora di provare.

Se invece usi già la bicicletta a Roma aiutami ad approfondire questo piccolo studio. Usa questo modulo per inserire i tuoi dati, anonimamente, gratuitamente, solo per la scienza. Grazie!

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PROVO

IL DILEGGIO FASCISTOIDE DELLA BICICLETTA

Perché molte battute su chi usa la bicicletta sono inaccettabili? Cosa differenzia la battuta dal dileggio? Cerco di capirlo con l’aiuto di un comico.

Lo scorso 22 Luglio la rivista Rolling Stone ha pubblicato un articolo dal titolo “Cadono come mosche e non sanno stare in fila. Chi sono?“.

Alla reazione indignata da parte di tante persone che usano la bicicletta, l’autore dell’articolo e l’editore della testata hanno risposto con una certa sorpresa.

“Non capite l’ironia.”

“Non comprendete il sarcasmo.”

“È solo una provocazione.”

Eppure le persone che usano la bicicletta sono dotate di senso dell’umorismo, come e a volte più degli altri. Ne conosco molti: si prendono in giro con sprezzo del pericolo e del politicamente scorretto, venderebbero la nonna per mezza risata in più – mezza. L’autoironia è strumento di sopravvivenza.

E allora perché l’articolo di Rolling Stone non va bene? Perché ogni volta che qualcuno fa una battuta su chi usa la bicicletta finisce per fare la figura della merda?

“Mentana a Elm street”

Una possibile spiegazione la fornisce Daniele Luttazzi in un breve saggio-articolo del 2010, dove discute la differenza fra satira e dileggio fascistoide.

Ci sono due elementi che secondo Luttazzi distinguono l’humor, la satira, il grottesco, dal dileggio fascistoide.

Il primo è l’oggetto del dileggio. Dice Luttazzi:

non c’è modo di usare una vittima compiacendosene, e uscirne puliti.

Va da sé che difficilmente si può immaginare di farla franca dopo aver usato la morte di persone uccise mentre erano in sella ad un bicicletta alludendo ad un istinto suicida e poi compiacendosene con il titolo “Cadono come mosche “.

Quando la battuta ha per oggetto la vittima non è comicità, è dileggio fascistoide.

Il secondo elemento che differenzia lo humor, o ironia, dal dileggio fascistoide è il contesto. Scrive ancora Luttazzi:

Comicità = tragedia + spazio/tempo

La morte violenta di persone sulle strade, a piedi, in bicicletta, sulle auto, in pullman, su automezzi pesanti, è un fatto quotidiano diffuso. Non v’è possibilità di creare un distacco spazio/temporale dalla tragedia sufficiente perché la battuta faccia ridere. La battuta sui cicilisti uccisi come mosche perché non sanno stare in fila rimane sempre un dileggio fascistoide.

Se ridi, sei disumano.

Quando ho chiesto all’autore dell’articolo di rimuoverlo ovviamente ha gridato alla censura, appellandosi al fatto che la sua fosse un’opinione come tante. Il che è vero. Nel suo breve saggio, Luttazzi usa spesso la figura di Anna Frank per spiegare la differenza fra ironia e dileggio fascistoide. Scrive:

A questo proposito, va ricordato che la deontologia del comico consiste nel proporre solo battute che lo facciano ridere. E’ proprio il criterio della «risata del comico» a far sì che egli possa essere giudicato per quello che è. Se fai battute razziste perchè ti divertono le battute razziste, sei un razzista.

http://www.piemontemese.it/2017/08/31/1938-39-le-vignette-antisemite-sulla-gazzetta-del-popolo-di-vanessa-righettoni/

Raffigurare come mosche le vittime degli incidenti stradali è disumano. Se ridi per una battuta disumana, sei disumano.

Vorrei che questa semplice indicazione fosse tenuta in considerazione sempre da chi, in buona fede, immagina di scrivere battute divertenti su chi usa la bicicletta o su chi muore in strada.

Chi è in cattiva fede faccia come vuole, può anche fottersi.


Immagine di copertina: Akuma101 https://www.behance.net/gallery/3394061/Demon-Victim

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PROVO

MY ETA TO YOUR PORT IS ABOUT TWO HOURS. OVER.

Giugno 2019. Prendo nota della conversazione fra Carola Rackete, comandante della Sea-Watch3, e la capitaneria di porto di Lampedusa.

SW3: Lampedusa port, this is Sea-Watch3. Good afternoon sir, I would like to inform you that I have to enter the territorial water of Italy. Due to the state of necessity onboard my vessel I can not guarantee the safety of the people anymore. I’m guard [?] for their safety, and I will have to disembark the 42 people which I have on board. I will turn the ship and I will enter the territorial water. Over.

CdP: Sorry captain I don’t copy your last message because channel 1-4 is busy, please switch on channel 1-6.

CdP: Sea-Watch 3, this is Lampedusa harbour master, I copy your last message. You are not authorized to enter in the italian territorial water.

SW3: Lampedusa Port, Sea-Watch3. My ETA (Estimated Time of Arrival, n.d.r.) to your port is about two hours. Two hours. Over.


Fonte: https://tg24.sky.it/cronaca/2019/06/26/sea-watch-3-audio-conversazione-capitano.html

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HEIMAT

IL MURALE SECONDO ME

Si vede una bambina in bicicletta nella parte alta del rettangolo blu, oppure un bambino, non lo sapremo mai perché probabilmente l’autore ha disegnato dei lineamenti ambigui perché non si capisca il sesso, ché il sesso è importante certo ma non qui. Il bimbo, o la bimba ma potrebbe essere ragazza o ragazzo non sappiamo, ci guarda, e alcuni dicono che abbia uno sguardo triste, e potrebbe certamente essere triste perché non è allegra la città intorno. Secondo me è uno sguardo irritato, forse perché abbiamo interrotto il suo andare e abbiamo costretto la piccola amica, o amico chissà, ad abbassare lo sguardo su di noi, perché è dall’alto che ci guarda, Ehi dove stai andando? Per i fatti miei lasciatemi in pace non verrete a intralciare anche qui nel mio blu. Verso il basso si proietta un’ombra, che da lontano pare la neve di rumore bianco dentro il tubo catodico ma se ti avvicini vedi che è gente in bicicletta e anche loro sembrano seccati di essere della nostra presenza. Dice, Chi sono quelli, i ciclisti morti? Ma no, perdio, quella è una massa di persone pronta a venire giù e invadere le strade, a Roma nel duemiladiciannove ci sono duemilioniemezzo di automobili in circolazione e questa gente vuole duemilioniemezzo di biciclette, secondo me diritto e ragione ad essere irritati. Sostiene Simone che il blu è l’unico pigmento capace di mantenere l’idropittura al quarzo brillante per parecchio tempo, se lo avessimo fatto di un altro colore avremmo dovuto dare due mani e il murale ci sarebbe costato il doppio, e non è che avessimo soldi da sprecare. Simone, che con i suoi compagni di strada si fa chiamare CollettivoFX, mi ha scritto un messaggio lo scorso inverno, Ciao vorrei venire a Roma, in primavera partirò da Torino e mi fermerò qua e là per a dipingere murales di bici, Gandalf mi ha detto di chiamarti e che sicuramente mi puoi aiutare a trovare il posto e aiutarmi a decidere insieme cosa mettere nel murale, Mi sembra bellissimo ora chiamo archiPiero e vateManzi, troviamo il posto e decidiamo il disegno. Sostiene vateManzi che il murale dovrebbe essere uno squarcio di vita perché la città fuori dal muro è morta le persone passano il loro tempo dentro le auto e poi dentro l’ufficio e poi dentro casa, e facciamogli vedere un po’ di vita, in realtà non ha detto così Luca, ma è quello che ricordo. archiPiero invece vuole la Santa e allora devo spiegare a Simone che non è proprio una Santa perché qualche anno fa mi sono messo a chiedere in giro quali percorsi da A a B si possono fare in 15 minuti di bicicletta e poi con Pietro ci siamo messi a disegnarli su un foglio. Cioè non proprio i percorsi, ma delle linee da A a B, ché in bicicletta non sai mai se a un certo punto ti va di svoltare di qua o di là e magari passi per C prima di arrivare a B. Fatto sta che dopo un po’ dal foglio sembra uscire fuori una testa di donna con una montagna di capelli, una specie di Medusa, un’apparizione. Poi con gli amici ci mettiamo a giocare con un ritratto di Santa Bibiana protettrice della ciclabile popolare anonimamente disegnata, ridisegnata, manutenuta lungo l’omonimo tunnel e così la Medusa è diventata la Santa. Dopo qualche giorno Simone arriva con un ritratto di donna chiomata di percorsi in bici e uno sguardo che pare una gioconda, si capisce subito che è Roma. archiPiero e io ci innamoriamo e usciamo un sabato pomeriggio a ricognire il quartiere vicino al tunnel per trovare il muro e dunque la casa per la Santa, che non è propriamente una Santa ma insomma ci siamo capiti. Qui troppo in alto, qui troppo stretto, qui troppo nascosto, qui non si vede, da oggi in poi quando vado in giro vedo solo muri da riempire con la Santa. Poi Simone tira fuori un altro bozzetto, c’è sempre la Santa che non sappiamo se è veramente una Santa, ma i capelli sono pieni di automobili e i bambini aiutano i grandi a scendere dalle automobili e vivere liberi. vateManzi dice che gli mette l’ansia, cioè non dice così ma è quello che ho capito io, e allora dico a Simone, Forse tutte quelle automobili mettono un po’ di ansia, Va bene allora ci metto le foglie al posto delle automobili e fa il bozzetto con le le foglie, Ma non dovremmo metterci le biciclette dico io, e Simone ci pensa ancora qualche giorno, le biciclette non c’entrano proprio insieme alla Santa, finché non arriva Alzati e Pedala dove c’è un uomo in terra e i bambini lo aiutano ad guadagnare la posizione eretta e a pedalare una bici immaginaria, anche se io non gli avrei messo il casco a questa specie di Lazzaro. Ma si poteva competere con la Santa? No, non si poteva. Non so se ci avete fatto caso ma a questo punto abbiamo quattro bozzetti e nemmeno un muro, nonfosseché mi imbatto in una foto di Luca, con il murale di Tina Costa, che il pugno chiuso non stava bene e ci hanno messo dentro la costituzione e forse anche un crocifisso per orecchino, e insomma chiedo a Luca lo troviamo un muro a San Lollo per la Santa? Ma certo, è il muro della scuola, è gigantesco, è sopra un parcheggio e anche davanti al parco con gli scivoli le altalene il chiosco e i tavoli e tutto il resto dobbiamo solo chiedere l’autorizzazione. Ommioiddio l’autorizzazione! Sarà un bagno di sangue e chiamo subito la Presidente. Presidente senti, vogliamo fare la Santa sulla parete della scuola, che dici la facciamo? Guarda Sandro, ho appena discusso col preside per Tina, non lo so mica come va a finire con la Santa, possiamo provare. Solo che, adesso che abbiamo il muro, ci vuole anche la gru con il cestello e e in tre giorni tiriamo su almeno la metà di tutti quelli che ci servono, ce la possiamo fare. Abbiamo tutto, il disegno, il muro, la gru, i soldi per pagare la gru, l’unica cosa che ci può fermare è la pioggia, oppure qualche autorizzazione che non abbiamo. E infatti il diciotto maggio del duemiladiciannove a Roma piove, e per fortuna dico io perché tanto non abbiamo neanche l’autorizzazione dei vigili per la gru, e allora rimandiamo al due giugno quando a Roma arriva la Ciemmona e noi avremo SICURAMENTE l’autorizzazione dei vigili. Presidente è tutto apposto con i permessi? Veramente no, il Preside dice che adesso non ha tempo per queste cose, Ma come innomediddio ho detto a Mario di venire con la gru, Simone sta per arrivare in treno da Reggio Emilia, no ti prego la dobbiamo fare. No veramente la dovremmo rimandare, E va bene mannaggiaimartiri però mi raccomando: o il 16 giugno o morte, ho fatto pure la colletta mica posso chiamare e restituire i soldi, neanche li conosco, tutti, no dai presidè, famo ‘sto murale, convinci il preside, facciamo qualcosa, qualsiasi cosa, vado all’ufficio tecnico, basta che facciamo la Santa, La facciamo, non ti preoccupare, male che va la firma ce la mette la tua Presidente. È lì che da San Lollo arriva il tortore popolare: la santa cattolica e martire a San Lollo no, non la vogliamo, non si può fare. Ma porc…. adesso come li convinco che non è una Santa, è tutto uno scherzo, non mi crederanno mai, mannaggia i santi, mannaggia. Per fortuna Simone passa per Roma e al Chiosco incontra Sara Marghe Luca Stefano e i genitori di Miriam e io sono un po’ sorpreso, perché Simone non ci manda affanculo, che non ci sta bene niente? Invece si siede, ascolta, osserva, si fa spiegare, guarda il muro, guarda la gente, guarda i bambini e ovviamente sforna il quinto bozzetto, quello buono. Presidente è tutto a posto con i permessi? Mah, non proprio, bisogna sentire i vigili, Ma iddioonnipotente perché sempre all’ultimo minuto? Spargo un po’ di ansia sulle bacheche social, URGENTE, molto URGENTE, chi può andare in municipio, chi va a prendere i permessi, chi va a pagare? Senza Alessandra e Francesca che si precipitano al quarto piano di via tripoli staremmo ancora qui a parlare di come sarebbe bello fare il murale, e invece il murale sta lì dove deve stare, fatto e bello.

Presidente adesso che il murale è fatto, come è finita con il preside, si è convinto? Non l’ho sentito, i muri della scuola sono nostri, è il murale s’ha da fare, anche se volevo la Santa, che poi non è una Santa, è una donna, è una madre, però adesso il preside ha scritto alla Sindaca e dice che la Sindaca deve venire a cancellare il murale, Ah e se lo cancellasse come potrebbe spiegarlo ai ragazzi e ai genitori della scuola, come potrebbe spiegarlo a chi lo ha finanziato, ad Annalisa Alessandra Silva Sergio Paolo Giancarlo Paolo-Papelo Jennyfer Loreto Claudio Marcello Gabriele Luca Delia Nadia Violettina Riccardo Sara Mariagrazie MarcoR FrancescaDM Giuliano Nino Federico Il Nuovo Cinema Palazzo AndreaZioBici Ludovica Julian Valentina Remo Laura Stefania Carletto Catia Carmine Leone Rosa Giorgio MarcoP MarcoS Michelangelo la Pedalata di Luna Piena e gli altri sostenitori anonimi a cui non sappiamo risalire, come potrebbe spiegarlo a Lorenzo e Guglielmo, come potrebbe spiegarlo a Mirco, che ha manovrato per due giorni il cestello sotto un sole assassino, come potrebbe spiegarlo a Loreto che ci ha pure girato un film sul murale, come potrebbe spiegarlo a Mario che per dare la gru a noi ha fatto i salti mortali, come potrebbe spiegarlo a Simone e a CollettivoFX che ha sono andato su e giù per l’Italia facendo bozzetti e dipingendo tutta la parete sotto un sole infernale, come potrebbe? No dai, siamo seri, è una storia bella, finiamola qui e troviamo un muro per la Santa.

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Illustrazione Valentin Tkach
TERRA

COME PARLARE DELLA CATASTROFE CLIMATICA

Katharine Viner, caporedattrice del Guardian, ha recentemente diffuso alcune linee guida sul linguaggio da utilizzare nei servizi che riguardano l’ambiente.

Quella che segue è una libera traduzione del testo inviato da Katharine Viner alla redazione.

L’obiettivo del Guardian – dice Katharine Viner – è di essere accurati dal punto di vista scientifico, diffondere informazioni basate sui fatti, e comunicare in modo chiaro con lettori sui temi importanti.

Per esempio, l’espressione ‘cambiamento climatico’ suona piuttosto netura e impersonale, mentre ciò di cui parlano gli scienziati è una catastrofe per l’umanità.

Gli scienziati, le organizzazioni internazionali, le agenzie e gli uffici meteorologici, stanno adottando progressivamente un linguaggio più duro per descrivere la situazione in cui ci troviamo.

Ecco dunque l’invito di Katharine Viner alla redazione Guardian.

  • Usare emergenza climatica, crisi, collasso al posto di cambiamento climatico.
  • Usare surriscaldamento globale al posto di riscaldamento. In inglese il Guardian propone global heating al posto di global warming che suona quasi accogliente e garbato ( per esempio: ‘a warm welcome’, ‘a warm house’).
  • Usare vita al posto di biodiversità (quando la sostituzione è appropriata). In inglese il Guardian propone di usare wildlife al posto di biodiversity. In italiano non è facile individuare una parola che traduca il termine wildlife. Solitamente wildlife viene tradotto con fauna selvatica ma questa non sembra una buona sostituzione per biodiversità. Anche la sostituzione con il termine natura non sembra appropriato poiché vanno persi i valori semantici legati alle particelle bio e life, cioè vita. La traduzione letterale, vita selvaggia, evoca un mondo distante. La sostituzione più efficace sembra dunque essere, semplicemente, vita.
  • Usare fauna ittica al posto di riserve di pesce. In inglese, il Guardian propone di utilizzare fish population al posto di fish stocks.
  • Usare l’espressione negazionisti della scienza, o della scienza del clima al posto di scettici.

Non necessariamente Katharine Viner invita a mettere al bando i termini originari, ma chiede ai redattori del Guardian di riflettere prima di usarli.

Altri suggerimenti sono bene accetti, parliamone.


Illustrazione di Valentin Tkach.

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TERRA

BAMBINI IN BICICLETTA IN CITTÀ: COME FARE.

Ho scattato questa foto ad Aprile del 2015. All’epoca Leo aveva 5 anni e il sabato mattina andavamo in piscina in bici usando percorsi misti, pezzi di parco, pezzi di marciapiede, mozziconi di ciclabile, per un totale di circa 12 km fra andata e ritorno.

Con un po’ di calma si può fare.

L’effetto sui ragazzi è spettacolare, ora lo posso certificare. Roma non è certo una città facile per le biciclette, e il nostro paese è culturalmente ostile alla mobilità in bici. Ma oggi per i miei figli muoversi a Roma in bicicletta è un fatto ovvio.

Normalmente, provate a fare una ricerca su internet, quando si parla di bambini in bicicletta si parla dei dispositivi obbligatori, dei seggiolini a norma, del fatto che il casco vada indossato sempre anche se non è obbligatorio.

Ma la sicurezza viene da noi: abbiamo tutto il diritto di muoverci in bicicletta e usare le strade, renderci visibili, pedalare al centro della carreggiata accanto ai bambini.

Il codice della strada (art. 182, comma 1) ci permette e ci impone di sorvegliare la sicurezza dei nostri figli in bicicletta facendo quelle che facciamo sempre: stando accanto, leggermente indietro.

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