Illustrazione Valentin Tkach
TERRA

COME PARLARE DELLA CATASTROFE CLIMATICA

Katharine Viner, caporedattrice del Guardian, ha recentemente diffuso alcune linee guida sul linguaggio da utilizzare nei servizi che riguardano l’ambiente.

Quella che segue è una libera traduzione del testo inviato da Katharine Viner alla redazione.

L’obiettivo del Guardian – dice Katharine Viner – è di essere accurati dal punto di vista scientifico, diffondere informazioni basate sui fatti, e comunicare in modo chiaro con lettori sui temi importanti.

Per esempio, l’espressione ‘cambiamento climatico’ suona piuttosto netura e impersonale, mentre ciò di cui parlano gli scienziati è una catastrofe per l’umanità.

Gli scienziati, le organizzazioni internazionali, le agenzie e gli uffici meteorologici, stanno adottando progressivamente un linguaggio più duro per descrivere la situazione in cui ci troviamo.

Ecco dunque l’invito di Katharine Viner alla redazione Guardian.

  • Usare emergenza climatica, crisi, collasso al posto di cambiamento climatico.
  • Usare surriscaldamento globale al posto di riscaldamento. In inglese il Guardian propone global heating al posto di global warming che suona quasi accogliente e garbato ( per esempio: ‘a warm welcome’, ‘a warm house’).
  • Usare vita al posto di biodiversità (quando la sostituzione è appropriata). In inglese il Guardian propone di usare wildlife al posto di biodiversity. In italiano non è facile individuare una parola che traduca il termine wildlife. Solitamente wildlife viene tradotto con fauna selvatica ma questa non sembra una buona sostituzione per biodiversità. Anche la sostituzione con il termine natura non sembra appropriato poiché vanno persi i valori semantici legati alle particelle bio e life, cioè vita. La traduzione letterale, vita selvaggia, evoca un mondo distante. La sostituzione più efficace sembra dunque essere, semplicemente, vita.
  • Usare fauna ittica al posto di riserve di pesce. In inglese, il Guardian propone di utilizzare fish population al posto di fish stocks.
  • Usare l’espressione negazionisti della scienza, o della scienza del clima al posto di scettici.

Non necessariamente Katharine Viner invita a mettere al bando i termini originari, ma chiede ai redattori del Guardian di riflettere prima di usarli.

Altri suggerimenti sono bene accetti, parliamone.


Illustrazione di Valentin Tkach.

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TERRA

BAMBINI IN BICICLETTA IN CITTÀ: COME FARE.

Ho scattato questa foto ad Aprile del 2015. All’epoca Leo aveva 5 anni e il sabato mattina andavamo in piscina in bici usando percorsi misti, pezzi di parco, pezzi di marciapiede, mozziconi di ciclabile, per un totale di circa 12 km fra andata e ritorno.

Con un po’ di calma si può fare.

L’effetto sui ragazzi è spettacolare, ora lo posso certificare. Roma non è certo una città facile per le biciclette, e il nostro paese è culturalmente ostile alla mobilità in bici. Ma oggi per i miei figli muoversi a Roma in bicicletta è un fatto ovvio.

Normalmente, provate a fare una ricerca su internet, quando si parla di bambini in bicicletta si parla dei dispositivi obbligatori, dei seggiolini a norma, del fatto che il casco vada indossato sempre anche se non è obbligatorio.

Ma la sicurezza viene da noi: abbiamo tutto il diritto di muoverci in bicicletta e usare le strade, renderci visibili, pedalare al centro della carreggiata accanto ai bambini.

Il codice della strada (art. 182, comma 1) ci permette e ci impone di sorvegliare la sicurezza dei nostri figli in bicicletta facendo quelle che facciamo sempre: stando accanto, leggermente indietro.

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PROVO

ECONOMIA DELLO SGOMBERO

Il mio idraulico abita a Tor Sapienza.

È una bella persona, ma quando si parla di migranti, rom, integrazione, è in grado di sfoderare una ferocia senza eguali. Come se un pezzo della sua umanità, all’improvviso, si disintegrasse.

Tempo fa mi ha detto: “Vieni a vedere dove abito io. Voi che state bene e abitate in centro non potete capire. Non potete nemmeno immaginare”. Ha ragione: per sapere come raggiungere Via di Tor Sapienza ho dovuto controllare la mappa di Roma.

Una domenica mattina ho preso la bicicletta e sono andato a Tor Sapienza, fino all’ex Eurostars Congress Hotel sulla prenestina, a due passi dal raccordo.

4STELLE HOTEL

Il sabato prima, all’alba, un’ala dell’ex edificio era andata a fuoco, c’erano stati una decina di feriti e 170 famiglie che occupavano l’edificio si erano ritrovate in strada.

Eurostars Congress Hotel era un centro congressi attrezzato con ogni comfort. Nel 2011 tutti i dipendenti vennero improvvisamente licenziati e la struttura fu abbandonata. Il 6 Dicembre 2012 circa 200 famiglie occuparono l’edificio, trovando finalmente una sistemazione e un riparo dal freddo.

Mi aspettavo di trovare lo scenario di guerriglia e devastazione che l’amico idraulico mi aveva descritto.

Ma qualcosa non tornava.

LA PROMESSA DEL DEGRADO

Le tracce dell’incendio non erano visibili: le fiamme erano divampate in alcune stanze sul lato ovest, non visibile.

All’interno della recinzione di protezione dell’edificio era stata allestita una cucina e c’era una fila ordinata di bambini e ragazzi che aspettavano la colazione.

Nel cortile, i ragazzi giocavano a calcio.

Sul cancello erano appese alcune cassette per la posta. I nomi sono una mescolanza eterogenea di Mondella, Jalal, Yisella, Ihsane e altri.

C’erano i vigili urbani, un camper della protezione civile, personale degli uffici di ascolto del Comune, due giornalisti con le telecamere.

Una signora di mezza età raccontava di essere arrivata qui da pochi mesi, non col nucleo storico di famiglie occupanti. Si è ammalata, non è riuscita a pagare un paio di mesi di affitto e l’hanno buttata fuori. Non aveva dormito, era molto stanca. Dopo l’incendio, il Comune le ha offerto ospitalità presso un centro della Croce Rossa. Aveva rifiutato perché le avevano dato ad intendere che questo avrebbe comportato la separazione dal marito e dal loro cane. Siamo riusciti a spiegarle che non era così, che sarebbe rimasta con suo marito e col suo cane. Allora ha accettato, ha lasciato le sue generalità alla protezione civile, ha chiamato il marito e insieme hanno atteso che li portassero altrove.

Dal megafono una voce avvertiva: per favore, cercate di tenere pulito. Adesso tutti arriveranno per fotografare il degrado.

Non ero stato attirato anche io dalla stessa promessa di degrado? 

Tornando a caso ho scoperto la storia l’ex Eurostars Congress Hotel, poi ribattezzato “4 Stelle Hotel”.

La storia del “4 Stelle Hotel” è raccontata qui (http://www.4stellehotel.it), un bellissimo documentario multimediale.

Ma ovviamente, subito dopo l’incendio, la parola d’ordine era: sgombero!

 

L’ECONOMIA DELLO SGOMBERO

In questa zona di Roma, la storia del 4 Stelle hotel è una storia ordinaria: ex stabilimenti produttivi, alberghi, depositi, edifici abbandonati di ogni genere diventano abitazioni per chi è povero e non ha una casa.

Immediatamente, questi luoghi diventano una rendita.

In alcuni casi, i proprietari riescono a ottenere dal Comune l’insperato profitto di una locazione, per tenere in piedi centri di accoglienza. O per lo meno una loro parvenza. Oppure, come nel caso dell’ex stabilimento Fiorucci a pochi metri dal “4 Stars Hotel”, si possono ottenere risarcimenti milionari dal Comune che non ha impedito l’occupazione degli edifici e poi non ha eseguito lo sgombero.

In apparenza dall’economia delle occupazioni e degli sgomberi ci guadagnano tutti.

Per i proprietari è un eldorado.

Per Roma è un gran sollievo poter dimenticare sotto il tappeto quel pezzo di povertà che non entra nell’economia di mercato e quindi non ha cittadinanza, è un rifiuto.

OGNI NOSTRO RESPIRO

Soprattutto, lo sgombero è la perfetta rappresentazione teatrale dei dispositivi di controllo assoluto delle nostre vite: l’unica via moderna, e primordiale al tempo stesso, per la legittimazione del Potere. Oggi questa rappresentazione raggiunge livelli di sadismo a cui non eravamo abituati, la ruspa diventa simbolo, le deportazioni diventano operazioni per ristabilire la legalità, l’umiliazione dei deboli una semplice operazione di decoro.

Tuttavia, anche se la brutalità di queste azioni ci sorprende, lo sgombero è l’esercizio irrinunciabile di ogni élite al potere: dimostrare la capacità di poter controllare ogni nostro respiro e di ogni nostra scelta.

Così, finiamo per sottometterci a chi ci dice di cosa abbiamo bisogno, cosa dobbiamo acquistare, cosa dobbiamo mangiare, come dobbiamo trascorrere il tempo non occupato dal lavoro, chi è il nostro amico, chi è il nostro nemico.

Oppure possiamo impossessarci dei nostri desideri, dei nostri bisogni, del nostro tempo, delle relazioni, del nostro corpo, e riconquistare le nostre identità sgomberate.

La scelta è nostra.


Illustrazione di copertina di Michael Mprotic
https://www.behance.net/mprotic

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Il ghiacciaio della marmolada
TERRA

COME RICONOSCERE I CAMBIAMENTI CLIMATICI

Vi siete accorti dei cambiamenti climatici? Come ve ne siete accorti? Non ve ne siete accorti? Fatelo presto.

Manny, il mammuth de L’Era Glaciale, rassicura tutti:

Vedete qui per terra? È tutto coperto di ghiaccio. Mille anni fa era coperto di ghiaccio, fra mille anni sarà ancora coperto di ghiaccio.

Poi, salendo sopra la muraglia ghiacciata che circonda la valle, scopre che invece il clima sta cambiando, il disgelo è in corso e conviene organizzare la fuga.

Anche io mi sono accorto dei cambiamenti climatici a causa del ghiaccio.

SPIE FRAGILI

D’estate, quando ero bambino, la Marmolada era coperta da una spessa coltre bianca. Oggi del ghiacciaio rimane pochissimo.

A dire il vero, la scomparsa del ghiacciaio della Marmolada è un processo molto lento iniziato, come per altri ghiacciai alpini, nel corso del XIX secolo1 e poi proseguito a fasi alterne durante tutto il XX secolo2. Probabilmente dovremo abituarci a vivere senza il ghiacciaio della Marmolada.

Non per caso, Elisa spiega che le montagne sono le più fragili spie dei cambiamenti climatici.

Ma ci si può accorgere dei cambiamenti climatici anche in altri modi.

Il vino e cambiamenti climatici

Recentemente ho conosciuto Antonio. Lavora per Sogrape, l’azienda portoghese proprietaria dei più importanti marchi di porto (Sandeman, Offley, Ferreira) e altri vini. Secondo Antonio, molte delle conoscenze tradizionali, le pratiche tramandate da nonni e bisnonni, sulla coltivazione delle viti che dal ‘700 producono il porto, non possono più essere date per scontate. Qualcosa sta cambiando e bisogna riadattare la produzione3. Forse addirittura cambiare stile del vino.

Sono molto affezionato al porto e il pensiero che possa esistere un mondo senza porto mi preoccupa moltissimo.

Vi siete già accorti dei cambiamenti climatici?

Fatelo presto!


1Greene, A. M., Broecker, W. S., & Rind, D. (1999). Swiss glacier recession since the Little Ice Age: reconciliation with climate records. Geophysical Research Letters26(13), 1909-1912.

2 Calmanti, S., Motta, L., Turco, M., & Provenzale, A. (2007). Impact of climate variability on Alpine glaciers in northwestern ItalyInternational Journal of Climatology27(15), 2041-2053.

3 Santillán, D., Iglesias, A., La Jeunesse, I., Garrote, L., & Sotes, V. (2019). Vineyards in transition: A global assessment of the adaptation needs of grape producing regions under climate changeScience of The Total Environment657, 839-852.

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PROVO

CICLOSTAFFETTA DELLA PACE

È deciso: si parte in bicicletta il 16 Febbraio alle 6.06 dalla Stazione Tiburtina.

Insieme a Piero e a Claudio, prolunghiamo fino a Roma la ciclostaffetta della pace che avrebbe dovuto collegare Napoli a Riace.

E così, adesso la ciclostaffetta andrà da Roma a Riace, collegando due luoghi simbolo dell’accoglienza.

Partiremo il 16 Febbraio alle 6 di mattina da Piazzale Maslax a Roma, vicino alla stazione Tiburtina, dove i volontari di Baobab Experience distribuiscono pasti caldi e offrono sostegno materiale e non a tante persone in transito per la capitale.
Una settimana dopo, la staffetta arriverà a Riace, che speriamo rientri presto nel numero dei candidati al Nobel per la Pace.

ROMA-NAPOLI, LA TAPPA PIÙ LUNGA.

La nostra sarà la tappa più lunga, circa 240km. Percorreremo la distanza fra Roma e Napoli in bicicletta, dalla mattina alla sera.

A febbraio le ore di luce sono ancora poche: dalle 7.05 di mattina alle 17.44. Dovremo evitare di trovarci in strada fuori città col buio.

Non siamo ciclisti sportivi, partiremo di mattina presto con le stesse belle biciclette che usiamo ogni giorno per andare al lavoro. Roma-Napoli sembra anche a noi una distanza enorme: chiusi nelle nostre città non siamo più abituati a percepire lo spazio e la distanza.

Chi si volesse unirsi, può farlo liberamente.


COS’È UN VIAGGIO?

Quanta strada si può percorrere in un giorno? Quanta strada deve percorrere chi lascia la propria casa e decide di attraversare il deserto? Cosa significa attraversare il Mediterraneo a bordo di una piccola imbarcazione sovraffollata? Farà freddo? Pioverà? Quanto manca al tramonto?

Noi non sappiamo cosa significhi affrontare un lungo viaggio e il nostro, in fondo, sarà un viaggio facile.

MIGRANTI E BICICLETTA

Attraverseremo l’Agro Pontino, dove la bicicletta è il mezzo di trasporto dei tanti braccianti, fra i quali tantissimi migranti sikh, che mandano avanti l’intera economia della zona. Percorreremo un po’ della loro strada. Entreremo a Napoli dall’interno, da Aversa, dove pochi giorni fa due ragazzi sono stati vittime di omicidio stradale: il killer non ha nemmeno provato a frenare e si è dato alla fuga.

ACCOGLIENZA

Partiamo da Roma con la certezza di trovare a Napoli qualcuno pronto ad accoglierci: vogliamo che lo stesso accada a chiunqe si metta in viaggio.

Se vivete a Roma, sostenete Baobab Experience donando un po’ del vostro tempo.

Se volete unirvi alla ciclostaffetta, qui trovate tutte le informazioni necessarie.

Se da Roma volete percorrere un po’ di strada insieme a noi, ci vediamo il 16 Febbraio alle 6 di mattina al Presidio Baobab Experience a piazzale Spadolini, dietro la stazione Tiburtina.

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Giornata della memoria
PROVO

GIORNATA DELLA MEMORIA 2019

Il muro del mausoleo sbarra l’orizzonte del piazzale delle Fosse Ardeatine, dove il 24 Marzo del 1944 furono massacrate 335 persone.

Ma è lo stesso muro che toglie ogni scampo alla propaganda e agli atti turpi e scellerati del Governo italiano del 2019.

Perché noi ricordiamo.

Di fronte alla chiusura dei porti, ai silenzi colpevoli, all’indifferenza, alle aggressioni in strada, ai bambini allontanati dalle scuole, alle nuove deportazioni, ai bambini annegati, alle madri abbandonate, alle torture, alla schiavitù, ai braccianti uccisi a sangue freddo, di fronte alla violenza e all’odio.

Noi ricordiamo.

Questo muro di cemento è duro come i calabresi che accolgono i migranti lungo la riva, come chi prepara pasti caldi, chi porta vestiti e coperte, chi accoglie nelle proprie case, chi ascolta le storie, chi organizza gli aiuti, chi cura i feriti, chi insegna una nuova lingua, chi costruisce amicizia. 

E per voi che non avete memoria,

“ vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.”

Primo Levi
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Nonno hai incasinato il clima
TERRA

NONNO, HAI INCASINATO IL CLIMA

Durante la settimana della Conferenza sul clima di Katowice ho fatto un esperimento con alcuni ragazzi delle scuole di Roma. Come ci adatteremo ad un pianeta più caldo? Come possiamo evitare le conseguenze peggiori? Le loro risposte mi hanno sorpreso.


Ho un messaggio per i nonni di ragazzi nati dopo il 2000:

avete fatto un casino con il clima.

Per i nipoti, la notizia è che, dopo il casino fatto dai vostri nonni, il destino del pianeta Terra è letteralmente nelle vostre mani. Non è bello sentirselo dire e suona un po’ come la solita solfa. Ma è letteralmente così, in modo inedito nella storia dell’umanità.

Noi adulti, che stiamo nel mezzo, abbiamo responsabilità terribili: interrompere i disastri fatti da quelli di prima e –  soprattutto – fare i piani per chi verrà dopo. Abbiamo pochissimo tempo, e nessuna possibilità di sbagliare.

INCASINARE IL CLIMA

Ho già parlato di cosa siano veramente i cambiamenti climatici e di come stiamo uscendo molto velocemente dalla nostra zona di conforto.

Durante il secolo XX il pianeta si è scaldato di circa 1°C .  Ma non basta. Durante i prossimi 30 anni, indipendentemente da come decideremo di comportarci, la Terra continuerà a scaldarsi ancora di circa 1°C.   

È inevitabile: intorno al 2050 vivremo in un pianeta circa 2°C più caldo di quanto non fosse solo un secolo fa.

Scenari di cambiamento climatico a breve termine
Scenari di riscaldamento globale a breve termine. La scala verticale rappresenta il cambiamento di temperatura rispetto ad un valore medio di riferimento. Prima del 2005 vengono visualizzati i dati storici. Dopo il 2005 le linee colorate corrispondono a diversi scenari. La sigla RCP è l’acronimo di Representative Concentration Pathway, e si riferisce all’aumento di concentrazione di gas-serra. Nello scenario RCP2.6 avremmo già dovuto iniziare a diminuire le emissioni di gas serra: siamo già fuori. Nello scenario RCP4.5 cominceremo a contenere le emissioni a partire dal 2040, nel RCP6.0 a partire dal 2080 e nel RCP8.5 continueremo ad emettere gas serra come se non ci fosse mai un domani.

PIANETA ROSSO O PIANETA BLU

Durante l’edizione 2018 di Isola della Sostenibilità, ho fatto un piccolo esperimento insieme ad una quarantina di ragazzi del primo anno delle superiori, tutti nati intorno al 2004.

Dopo aver mostrato la figura qui sotto1, con gli scenari a lungo termine di riscaldamento globale, tutti erano concordi nel dire che sarebbe prudente mantenersi nei dintorni del clima a cui siamo abituati: il pianeta blu.

Scenari a lungo termine
Scenari di riscaldamento globale a lungo termine. Dopo il 2050, le scelte che facciamo oggi inizieranno ad avere un peso.

A questo punto ho consegnato a ciascuno due fogli: il presente e il futuro.

  • Sul foglio del futuro avrebbero scritto come immaginano di adattarsi al pianeta più caldo del 2050.
  • Sul foglio del presente avrebbero scritto le loro azioni per il clima, da iniziare subito per rimanere nel pianeta blu.

FUTURO

Ecco cosa hanno scritto i ragazzi sul foglio del futuro: l’adattamento.

Io andrei a vivere in un posto più freddo perché odio il caldo e mi vestirei e mangerei le cose usuali del posto.

Secondo me la temperatura in questi anni inizia ad aumentare. Sicuramente esisteranno meno ghiacciai e l’aria diventerà più umida. Nasceranno nuove malattie, molti  animali si estingueranno. Secondo me la mia vita cambierà nel modo di vestire, la tipologia di cibo, il tipo di vacanze. Andrei a vivere in posti migliori.

Anche se la temperatura aumenterà io penso che la mia vita resterà molto simile a quella odierna. Magari mi comprerò un condizionatore, mi vestirò più leggero e mangerò più cibo fresco come frutta e verdura e berrò più acqua.

Farò meno braciolate perché ho caldo. Comprerò una casa in Norvegia. Venderò i termosifoni, le stufe e il camino.

Il colore della pelle cambierà e anche il nostro abbigliamento.

Comprerò impianti di ventilazione e aria condizionata.

Spero che inventeremo una casa più fresca e calda.

Se sarà più caldo dobbiamo modificare l’ambiente urbano e industriale mondiale. Risparmiare e produrre gas in quantità ridotte.

Andrei a vivere in Svezia.

Costruirei ventilatori pubblici con energia rinnovabile.

La vita sarà certamente diversa con abitudini diverse. Anche il cibo cambia e cambia quello che possiamo produrre. Quando farà più caldo, per idratarci avremo bisogno di più acqua.

Insomma, siamo pronti a cambiare abitudini alimentari e anche a emigrare, se necessario: non è forse quello che ha sempre fatto il genere umano?

Mi hanno colpito grandi ventilatori pubblici alimentati con energia rinnovabile. Non per il ventilatore, ma per l’idea sottostante per cui l’adattamento implica, allo stesso tempo, condivisione della tecnologia e rinuncia ai combustibili fossili.

PRESENTE

Ed ecco cosa scrivono i ragazzi sul foglio del presente: le azioni per il clima, per rimanere nel pianeta blu. Qui però devo premettere che non ho mai pronunciato la parola bicicletta, ho solo consigliato di pensare alla propria vita di tutti i giorni.

“Secondo il mio parere per avere un pianeta blu bisogna cambiare radicalmente la nostra vita. Io personalmente consumerò di meno e se ci riesco propaganderei e diffonderei il modo giusto in cui dovremmo comportarci per avere un pianeta blu.”

“Per non arrivare nel pianeta rosso, diminuirei i mezzi di trasporto, e quindi più utilizzo di biciclette e camminare, svolgere la raccolta differenziata.”

“Cercherei di usare meno i mezzi pubblici e le automobili. Cercherei di inquinare meno e aiutare le associazioni che sercano di salvare l’ambiente. Riciclerei gli oggetti come le bottiglie le le buste di plastica.”

“Raccolta differenziata e ridurre i consumi di sostanze o di cose utili e secondo me la tecnologia ci aiuterà molto.”

“Andare in bicicletta e fare la differenziata.”

“Accendere molto meno il riscaldamento e le auto vecchie che inquinano di più.”

“Per rimanere sul pianeta blu farei molta attenzione a tutto ciò che produce anidride carbonica cercando di diminuirne l’uso. Anche l’automobile stessa che oggi come oggi la usano anche per fare 200 metri ma impegnarsi a non usarla per brevi tratti sostituendola con le mie gambe o con mezzi meno rischiosi adatti a non inquinare.”

“Ridurre il consumo, ad esempio le macchine e fare la raccolta differenziata perché anche l’inquinamento influisce sull’ambiente e sulla temperatura.”

“Usare più mezzi pubblici per diminuire l’inquinamento da parte delle macchine.”

“Io vieterei il petrolio mettendo macchine elettriche e biciclette elettriche.”

“Io farò quello che faccio di solito, però credo che il problema parte dalle grandi industrie che per arricchirsi il più possibile utilizzano materiali inquinanti e non considerano gli effetti sull’ambiente.”

“Alla mia età non penso di poter cambiare molto le sorti del pianeta. Quando sarò adulto cercherò di usare meno possibile la mia auto (se ne avrò una) e di non inquinare facendo la raccolta differenziata.”

“Produrre meno gas con i materiali combustibili. Costruire di meno per evitare i disboscamenti. Trovare fonti innovative, un nuovo materiale combustibile per gli spostamenti con i veicoli”

“Usare meno le automobili. Usare di più i tram le metro ecc. Lasciare puliti i parchi e riciclare.”

“Vado in bici o a piedi. Spreco di meno. Costruirei più parchi e zone verdi.”

“Andare con il treno o il tram invece che con la macchina.”

“Proverei a utilizzare di più la bicicletta rispetto a farmi portare con la macchina.”

“Usare macchine meno inquinanti e usarle il meno possibile.”

“Auto ecologiche a idrogeno-elettrico. Utilizzo del tram e delle biciclette. Poche centrali nucleari, raccolta differenziata.”

“Utilizzare macchine elettriche, andare in giro in bicicletta.”

Siamo a Roma: anche fra i ragazzi l’inquinamento e i rifiuti sono problemi principali da affrontare. Devo ammetterlo: la frequenza con cui la bicicletta è emersa in modo chiaro fra gli attrezzi da usare mi ha sorpreso. Non me lo aspettavo e alla luce delle mia abitudini di mobilità un po’ mi consola: i posteri non mi giudicheranno così male.

UN METODO DI LAVORO PER IL CLIMA

E ora veniamo a noi, quelli di passaggio. Abbiamo un compito terrificante: preparare un piano di lavoro e prepararlo bene.

 Il piano di lavoro per mettere una pezza al riscaldamento globale è il tema centrale della ventiquattresima Conferenza delle Parti (COP 24) dell’UNFCCC a Katowice.

L’ambizione della conferenza di Katowice è di scrivere le regole del gioco per mettere in pratica l’accordo di Parigi. Da Katowice non ci aspettiamo proclami ma le istruzioni per rimanere nel pianeta blu.

La conferenza di Katowice si concluderà fra pochi giorni, il 14 Dicembre. 

Vederemo cosa ne uscirà fuori: senza un piano di lavoro siamo fottuti.


1 https://www.ipcc.ch/report/ar5/wg1/#
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