Bici in metro a Roma
PROVO

PERCHÉ LA LIBERALIZZAZIONE DEL TRASPORTO PUBBLICO È UN INGANNO

L’articolo con cui Walter Tocci dichiara il suo sì al referendum sulla liberalizzazione del trasporto pubblico a Roma mi ha sorpreso moltissimo.

In parte perché fa a pugni – ma sono sicuro che Walter saprebbe dimostrare che non è vero – con altre sue osservazioni di pochi anni fa riguardo i danni arrecati alla città dallo sbandamento ideologico post ’89 e post Mani Pulite, quando sembrava che la riforma della gestione della cosa pubblica dovesse necessariamente passare per la riforma in senso aziendalistico dei servizi pubblici e l’ alienazione dei beni dello Stato: l’ideologia liberista.

Ma questo è il minore dei problemi nel discorso dell’ex assessore dell’era Rutelli e padre nobile della ‘cura del ferro’. In fondo, lavorare sui propri convincimenti non solo è lecito, è anche cosa sana.

I cavi della linea FM3 a Roma

GARE E POTERE

Nel suo articolo, Tocci delinea molto bene i problemi di ATAC e descrive in maniera accurata modelli di governo del servizio che potrebbero migliorare il trasporto pubblico. Lo dichiara subito: della liberalizzazione di ATAC non bisognerebbe neanche parlare, ed il ricorso alle gare pubbliche è possibile già oggi. Hanno dato risultati positivi in passato remoto (TRAMBUS), e creato grandi problemi nel passato più prossimo (ROMA TPL). Il problema, dice Tocci, non è se si fanno le gare pubbliche, ma come si fanno, e su questo nella mia poca esperienza di dipendente pubblico e di responsabile di piccoli procedimenti di gara, non posso che essere d’accordo. So anche, e lo sa anche Tocci, quanto sia facile preparare bandi di gara che identifichino da subito il vincitore.

Immaginare di introdurre efficienza nel sistema semplicemente attraverso le gare potrebbe essere considerata un’ingenuità, se non provenisse da Walter Tocci.

Invece, il tema centrale posto da Tocci è il giudizio sulla capacità, o incapacità, dell’attuale giunta di gestire il servizio pubblico con stessa efficacia con cui fu gestito durante l’epoca Rutelli-Tocci. E questo è un tema serissimo, ma non è nemmeno un tema politico: è uno squisito spunto sul tema della gestione del potere, che di certo non è oggetto di questo referendum.

Perché, da questo, Walter Tocci arrivi a proporre un Si al referendum di domenica prossima, per me rimane un mistero.

Bici in metro a Roma

MONOPOLIO

E soprattutto, perché costruire e argomentare l’inganno sulla questione del monopolio?

Walter Tocci ha due lauree, una in fisica e una in filosofia, ma prima in fisica. Questo me lo rende particolarmente caro, un modello quasi, perché avendo già una laurea in fisica non dispero di poter di nuovo frequentare l’accademia per una seconda laurea in filosofia. Finché c’è vita, c’è anche speranza.

Ad ogni modo, Walter Tocci conosce perfettamente la differenza fra l’occupazione di porzioni dello spettro elettromagnetico, che consente la co-esistenza di una concorrenza nel settore della telefonia – per cui se mi trovo al centro di una piazza posso scegliere da quale operatore captare il segnale – e la natura di servizio di trasporto cittadino – per cui se sono fermo alla fermata del 92 non posso far altro che attendere l’arrivo di quella vettura che in quel preciso momento si sta avvicinando a me lungo un percorso ben definito. Su questo secondo sistema non esiste nessuna possibile concorrenza.

Perché utilizzare questo consapevole inganno per costruire un impianto ideologico del tutto slegato dalle ragioni del buon governo della cosa pubblica, per me è un mistero.

Bici su autobus a Roma

IDEOLOGIA LIBERISTA

Esiste, non v’è dubbio, un problema di controllo, e la pessima qualità del servizio che abbiamo lo testimonia. Ed esistono probabilmente seri problemi di corruzione. Ma questi nodi la liberalizzazione non li scioglie, li rende più intricati e complessi.

Walter Tocci sa benissimo che il tema del rinnovamento dei modelli di mobilità (mobilità dolce e su ferro) e l’assetto urbanistico della città sono i temi attorno ai quali costruire la discussione sul funzionamento del trasporto pubblico. Il SÌ al referendum, spinto dall’ideologia liberista del Partito Radicale, è del tutto comprensibile all’interno di quel sistema di riferimento culturale. Ma le ragioni che spingono Tocci a dare indicazioni di voto su un tema strategico come la gestione del trasporto pubblico muovendo da considerazioni puramente tattiche – il superamento della gestione Raggi – rimangono oscure.

In ogni caso, su una cosa sono d’accordo con Walter Tocci: il referendum sulla liberalizzazione dell’ATAC è importante, e voterò NO. Ma non è che questo mi renda felice.

Standard
Larici di Valmorel, Belluno
TERRA

COSA SONO, VERAMENTE, I CAMBIAMENTI CLIMATICI?

A Belluno Pietro ci trascorre tutta l’estate.

– Pietro ma non vogliamo fare un viaggio? Non so, in Cina, in India, sulle Ande, in Antartide?
– No, voglio rimanere tutta l’estate a Belluno.

Quando l’altro giorno ho obbligato Pietro a scegliere un articolo da leggere sul giornale, finire a pagina 8 era del tutto normale: Maltempo sulle Alpi l’emergenza nascosta nelle Valli.

Però non mi aspettavo il commento alla fine della lettura:

– Questo disastro mi ricorda quando quest’estate siamo andati a vedere La California.

 

LA CALIFORNIA

La California1, il cui nome evoca la corsa alle risorse minerarie sepolte nelle vicine miniere di mercurio, era un piccolo centro turistico nascosto in una delle valli nei dintorni di Belluno e scomparso per sempre il 4 Novembre del 19662, dopo giorni di pioggia che ingrossarono fiumi e torrenti lungo tutta la penisola, incluso l’Arno3.

La distruzione dei giorni scorsi nel bellunese è eccezionale e, a poche settimane di distanza dal promemoria dell’IPCC4 sui disastri climatici ancora parzialmente evitabili, la suggestione dei cambiamenti climatici è potente.

Ma se guardiamo l’evento con l’occhio degli scienziati che studiano il clima vedremmo questa figura:

Mappa della temperatura a 850hPa e geopotenziale a 500hPa. Previsione a 12 ore valida per lunedì 29 Ottobre 2018, ore 12:00. Fonte ECMWF.

I colori descrivono la temperatura ad una quota di circa 1500 metri, rosso-caldo blu-freddo e tutto quel che c’è nel mezzo. Le linee sono una specie di topografia della pressione atmosferica: dicono a che altitudine si incontra la pressione di 500 millibar e, di conseguenza, dicono la direzione e l’intensità del vento.

Vabè.

Questa mappa non dice niente di speciale: è un ciclone come tanti. Qualche anno fa, con alcuni colleghi e amici, ma più che altro amici, abbiamo provato a guardare cosa potrebbe accadere di questi cicloni con i cambiamenti climatici5: niente, o comunque nulla di particolarmente significativo nelle statistiche. Guardando al passato, questa mappa non è così diversa da quella del 4 Novembre 1966.

UN BRIVIDO FREDDO

Attribuire singolo evento ai cambiamenti climatici è sempre un errore grossolano e non troverete nessuno scienziato disposto a dichiarare sì, sono i cambiamenti climatici, senza che un brivido di sudore freddo corra lungo la schiena.

Tanto più quando si tratta di un evento dalle conseguenze così estreme.

Tuttavia, se possiamo derivare qualche utilità da questi giorni di tragedia, c’è certamente il faro acceso sul tema dei cambiamenti climatici e sulla consapevolezza che dobbiamo avere del nostro agire sull’ambiente.

E ora siete pronti per vedere coi vostri occhi cosa sono, veramente, i cambiamenti climatici.

FUORI DALLA ZONA DI CONFORTO

Il grafico che vedete qui sotto è stato riadattato diversi anni fa da un blogger olandese6 prendendo spunto dal lavoro di un gruppo di ricercatori della Oregon State University e di Harvard7.

Ricostruzione delle temperature medie superficiali.

Ricostruzione delle temperature medie superficiali.

Si tratta di una stima delle variazioni della temperatura media superficiale della Terra: dopo l’ultima glaciazione la temperatura media del pianeta è cresciuta lentamente, raggiungendo il suo massimo fra i 5000 e i 6000 anni fa (iniziavano a vedersi i primi insediamenti urbani e – pare – i primi asini addomesticati 8). Poi di nuovo un lento calo della temperatura – ma le misure sono molto incerte – fino ad un minimo intorno all’inizio dell’800, poco prima dell’ultima rivoluzione industriale.

Ora, la temperatura del pianeta cresco in modo incontrollato, con una velocità mai vista prima.

No, non voglio terrorizzarvi, né sto dicendo qualcosa di nuovo. Il lavoro del team di scienziati della Oregon State, come ogni altro lavoro scientifico, è oggetto di normali critiche e osservazioni varie: voglio solo mettere il tema cambiamenti climatici nella giusta prospettiva.

Non si tratta di commentare in modo isterico l’ultimo disastro ambientale.

Stiamo uscendo dalla nostra zona di conforto, dove fra alti e bassi ci siamo accomodati durante gli ultimi 10.000 anni.

VERSO L’IGNOTO

Su quello che ci aspetta possiamo fare delle speculazioni, tentiamo di fare delle proiezioni o delle estrapolazioni, quello che riusciamo a fare con i mezzi a disposizione.

Ma di fatto quello che ci aspetta è ignoto.

Forse dovremmo ispirarci all’esempio del compagno Gagarin, al quale, dopo l’accesenione dei motori della Vostok 1 non restò che dire:

поехали!9

Juri Gagarin


1 https://it.wikipedia.org/wiki/California_(Gosaldo)
2 http://corrierealpi.gelocal.it/belluno/cronaca/2014/11/03/news/alluvione-del-66-quando-belluno-temette-un-nuovo-vajont-1.10239249
3 https://www.youtube.com/watch?v=f-VWesUBPF8
4 http://www.ipcc.ch/report/sr15/
5 https://agupubs.onlinelibrary.wiley.com/doi/pdf/10.1002/2013GL058928
6 https://klimaatverandering.wordpress.com/2013/03/17/de-twee-tijdperken-van-marcott/
7 http://www.eeenergia.org/wp-content/uploads/2018/02/Science-Marcott1187-1198..pdf
8 http://www.pnas.org/content/105/10/3715?fbclid=IwAR1_ok7_n0wsmY33G4Y9J_LjI98i-KsxMqa7zNdN4rWy7ibAGyEau3H_qek
9 “Andiamo!”

Standard
Spaghetti alla carbonara
HEIMAT

LA CARBONARA PERFETTA?

Ovviamente la carbonara perfetta non esiste.

 

Argomento ontologico

La carbonara perfetta non esiste innanzitutto per ragioni ontologiche. La carbonara è una forma transiente, un equilibrio instabile, una circostanza non-evenemenziale. Laddove la perfezione richiede oggettivizzazione di un concetto non attuabile, o per lo meno raggiungibile solo in tendenza, asintoticamente. Comunque indifferente alla possibilità dell’esperienza. La carbonara è imperfezione.

Argomento logico

In secondo luogo, la carbonara perfetta non esiste per ragioni logiche. Mi constano alcune decine di ipotesi diverse di carbonara perfetta. Si tratta con tutta evidenza di un’impostura.

Argomento etico

Infine, la carbonara perfetta non esiste per ragioni etiche. Per assurdo: ammettendo la possibilità di una carbonara perfetta, ammetteremmo che le devianze – cioè il male, aglio, cipolla, panna, cose vegetariane – siano anch’esse carbonare, ancorché deformi. No!

Spaghetti alla carbonara

La carbonara come esperienza

Accertata l’impossibilità della carbonara perfetta possiamo contemplare alcune caratteristiche che rendano quelle imperfette più o meno accettabili, de gustibus. E la cottura degli spaghetti, e quanto sia sapido il guanciale, e quanto è profumato il pecorino, e se c’è un contrasto morbido/croccante nei tocchi di carne, e il colore, e se il pepe del guanciale è intenso, e altre cose fra cui la consistenza, più o meno cremosa, dell’impasto che lega il piatto, e la conseguente percezione di riempimento ed espansione del cavo orale.

L’uovo è il tema centrale, quindi parliamo di uova.

 

Coagulazione

L’uovo è una soluzione acquosa metastabile di una quarantina di proteine diverse, grassi, e altre sostanze.

L’uovo è quindi una sostanza straordinaria perché, al pari di altri materiali biologici come il sangue, con l’aumentare della temperatura solidifica, invece di fondersi come accade per l’acqua, lo zucchero,il burro e altri materiali d’uso comune in cucina.

Il fenomeno si chiama coagulazione: le proteine perdono la loro solubilità e formano – irreversibilmente – una struttura semisolida e stabile.

Per la precisione, le proteine dell’uovo coagulano intorno ai 62-65 °C . Questo significa che sotto i 60 °C c’è la soluzione acquosa, sopra i 70 °C c’è la frittata.

La moltitudine di espedienti con cui ciascuno fa i propri conti con la coagulazione delle proteine dell’uovo restituisce la straordinaria varietà di imperfette carbonare che affollano le nostre tavole.

 

La mia carbonara.

Per la mia carbonara imperfetta uso guanciale, pecorino e uova. Basta. No olio, no acqua di cottura, no spirito santo.

Il guanciale lo faccio croccante.
Il pecorino lo grattugio finemente.
L’uovo lo faccio coagulare a bagnomaria per qualche minuto.

Scolata la pasta, aggiungo gli altri materiali nella loro successione: guanciale, pecorino, uova. Tengo da parte qualche ritaglio di guanciale croccante da aggiungere sul piatto. Eventualmente pepe.

Sono oltremodo curioso di conoscere il segreto della vostra carbonara imperfetta.

Standard
digiuno di giustizia
PROVO

DIGIUNO PER MIMMO LUCANO

Domani farò un altro giorno di digiuno.

Amo la carbonara, le lasagne, la porchetta, la cicoria ripassata, la parmigiana di melanzane, il risotto coi funghi, il pollo coi peperoni, la trippa alla romana, i carciofi stufati, i cannoli siciliani e il tiramisù.

Digiunare

Il primo digiuno della mia vita l’ho fatto domenica scorsa. Non l’ho fatto per ragioni particolari: volevo solo dare una pulita al mio intestino.

Temevo di avere qualche difficoltà, ma l’unica sensazione che mi è rimasta – si è trattato di una sola giornata di astinenza dal cibo – è la piacevole consapevolezza di poter stare benissimo con molto meno.

La staffetta

Il digiuno di domani invece mi serve a sentirmi più vicino a Mimmo Lucano, ché anche lui si trova a vivere con molto meno: senza il suo paese, senza i suoi amici, senza i suoi compagni, senza i suoi affetti.

Questa staffetta di digiunatori è stata ideata dagli attivisti della bicicletta di Dynamo-Bologna con lo scopo di provare ad imitare le 6 perfezioni del Sindaco di Riace.

La staffetta andrà avanti almeno fino al 31 Ottobre e potete aderire segnalandolo qui. Se non altro, avrete un intestino pulito e una pelle splendida.

Consigli utili

Poche indicazioni utili se non avete mai praticato il digiuno.

Per praticare correttamente un digiuno breve è necessario bere molta acqua, meglio se calda/tiepida, almeno 1 litro 1/2 al giorno. Per il resto si possono continuare le normali attività. Ciò che aiuta a resistere ai morsi della fame sarà tenere bene a mente il motivo per cui si sta digiunando, è questo che riempie, stomaco e cuore.

Nel caso di problematiche particolari di salute, però, è consigliabile consultarsi prima col proprio medico curante.

Standard
TERRA

SIAMO QUASI FOTTUTI

Ciao amici,

vediamo se riuscite a rimanere attenti per 75 secondi: voglio il meglio di cui siete capaci!

Voglio proporvi un esempio di prima mano, senza filtro, della famigerata “voce degli scienziati” sui cambiamenti climatici. Vi riguarda da vicino perché parla del Mediterraneo cioè il luogo dove abitate.

Guardate l’immagine qui sopra: so bene che è incomprensibile. Ne avevo di più semplici ma ho scelto questa perché voglio che vi sforziate di capire.

La figura fa vedere come saranno le temperature e le piogge estive sul Mediterraneo durante il periodo 2020-2050 rispetto agli anni 1960-1990:

quasi 2°C più caldo e circa il 10% in meno di pioggia.

Vi mostro queste figure perché sono contenute in un lavoro di cui sono co-autore, pubblicato nel 2013. Se date un’occhiata qui vedete che la lista di autori è abbastanza lunga: italiani (molti italiani), francesi, tedeschi, tunisini, danesi. Un po’ di tutto.

Pur consapevole dell’importanza di questi studi, ho sempre attribuito un valore relativamente basso a questo lavoro, perché in realtà ripercorre strade già battute e ripete cose già note, e questo, per chi crede di fare lo scienziato, non è entusiasmante. Eppure questo è il mio secondo lavoro scientifico più citato (le citazioni contano un sacco, quasi quanto i like). Il primo più citato è quello in cui abbiamo sviluppato il modello che è servito a fare questi calcoli. Quindi queste immagini che vi propongo sono probabilmente quanto di più importante io abbia finora prodotto sul lavoro.

Siccome sono dipendente di un ente pubblico, tutti voi che pagate le tasse pagate anche il mio lavoro.

Quindi vi ripeto il messaggio principale: quasi 2°C più caldo e circa il 10% in meno di pioggia sul Mediterraneo durante i prossimi 30 anni rispetto a quando eravate bambini.

I 75 secondi sono finiti. Andate in pace.

Standard
PROVO

Una moltitudine senza confini

“[Lo] scopo è reinventare la vita in un’era che ce ne sta privando in forme mai viste.” (L. Pintor)
Dobbiamo esserne consapevoli: il nostro attivismo non riguarda – come si potrebbe pensare – l’amore per la bicicletta o per le allegre pedalate della domenica.

Relazioni

Il nostro attivismo riguarda l’aspirazione ad occupare liberamente il nostro tempo mentre siamo in vita, riguarda il modo in cui impieghiamo le risorse che troviamo su questo pazzesco – ma pure insignificante – pianeta chiamato Terra, e riguarda la relazione che scegliamo di avere con miliardi di nostri simili della specie umana, e in particolare con quelli più prossimi.

Senza confini

Soprattutto, il nostro attivismo riguarda quelli che verranno dopo di noi ed è scosso da motivazioni altrettanto profonde e potenti di quelle che agitano le lotte per il lavoro, per la libertà di stampa e di parola, per i diritti civili, per la solidarietà fra i popoli, per la dignità della persona.

Fateci caso: l’attivismo che – in varie forme – si è sviluppato in Italia e nel mondo intorno alla bicicletta non conosce estrazione sociale, sesso, età, livello di istruzione, reddito, religione, nazionalità.

E’ un moltitudine senza confiniper usare l’espressione di Luigi Pintor nel suo ultimo editoriale per il manifestoanno 2003.

Politica

Dobbiamo essere consapevoli del fatto che il nostro attivismo è politico perché riguarda la vita e la morte.

Pochi giorni fa è morta Valentina, schiacciata da un automobile mentre aspettava ferma al semaforo in sella alla sua bicicletta. La morte di Valentina non è la conseguenza di una distrazione, ma della violenza che avvelena la relazione con i nostri simili, con l’ambiente in cui viviamo e infine con noi stessi.

Resistere

La consapevolezza di dover resistere e opporsi a questa violenza anima di nuovo lo spirito collettivo che nel 2012 ha portato a Roma la manifestazione nazionale del movimento #salvaiciclisti.

Accadrà ancora, magari a fine Aprile, come nel 2012. Oppure in un altro momento, non importa. E’ importante che sia presto.

Dal 2012 sono cambiate molte cose. Forse nel 2018 possiamo semplificarci la vita e ridurre gli 8 punti del manifesto del Times a uno solo: approvare la riforma del Codice della Strada ferma in parlamento da anni e mettere un argine alla violenza.

Dovremo gridarlo forte al nuovo Parlamento che si insedierà dopo il 4 Marzo.

Standard