PROVO

ECONOMIA DELLO SGOMBERO

Il mio idraulico abita a Tor Sapienza.

È una bella persona, ma quando si parla di migranti, rom, integrazione, è in grado di sfoderare una ferocia senza eguali. Come se un pezzo della sua umanità, all’improvviso, si disintegrasse.

Tempo fa mi ha detto: “Vieni a vedere dove abito io. Voi che state bene e abitate in centro non potete capire. Non potete nemmeno immaginare”. Ha ragione: per sapere come raggiungere Via di Tor Sapienza ho dovuto controllare la mappa di Roma.

Una domenica mattina ho preso la bicicletta e sono andato a Tor Sapienza, fino all’ex Eurostars Congress Hotel sulla prenestina, a due passi dal raccordo.

4STELLE HOTEL

Il sabato prima, all’alba, un’ala dell’ex edificio era andata a fuoco, c’erano stati una decina di feriti e 170 famiglie che occupavano l’edificio si erano ritrovate in strada.

Eurostars Congress Hotel era un centro congressi attrezzato con ogni comfort. Nel 2011 tutti i dipendenti vennero improvvisamente licenziati e la struttura fu abbandonata. Il 6 Dicembre 2012 circa 200 famiglie occuparono l’edificio, trovando finalmente una sistemazione e un riparo dal freddo.

Mi aspettavo di trovare lo scenario di guerriglia e devastazione che l’amico idraulico mi aveva descritto.

Ma qualcosa non tornava.

LA PROMESSA DEL DEGRADO

Le tracce dell’incendio non erano visibili: le fiamme erano divampate in alcune stanze sul lato ovest, non visibile.

All’interno della recinzione di protezione dell’edificio era stata allestita una cucina e c’era una fila ordinata di bambini e ragazzi che aspettavano la colazione.

Nel cortile, i ragazzi giocavano a calcio.

Sul cancello erano appese alcune cassette per la posta. I nomi sono una mescolanza eterogenea di Mondella, Jalal, Yisella, Ihsane e altri.

C’erano i vigili urbani, un camper della protezione civile, personale degli uffici di ascolto del Comune, due giornalisti con le telecamere.

Una signora di mezza età raccontava di essere arrivata qui da pochi mesi, non col nucleo storico di famiglie occupanti. Si è ammalata, non è riuscita a pagare un paio di mesi di affitto e l’hanno buttata fuori. Non aveva dormito, era molto stanca. Dopo l’incendio, il Comune le ha offerto ospitalità presso un centro della Croce Rossa. Aveva rifiutato perché le avevano dato ad intendere che questo avrebbe comportato la separazione dal marito e dal loro cane. Siamo riusciti a spiegarle che non era così, che sarebbe rimasta con suo marito e col suo cane. Allora ha accettato, ha lasciato le sue generalità alla protezione civile, ha chiamato il marito e insieme hanno atteso che li portassero altrove.

Dal megafono una voce avvertiva: per favore, cercate di tenere pulito. Adesso tutti arriveranno per fotografare il degrado.

Non ero stato attirato anche io dalla stessa promessa di degrado? 

Tornando a caso ho scoperto la storia l’ex Eurostars Congress Hotel, poi ribattezzato “4 Stelle Hotel”.

La storia del “4 Stelle Hotel” è raccontata qui (http://www.4stellehotel.it), un bellissimo documentario multimediale.

Ma ovviamente, subito dopo l’incendio, la parola d’ordine era: sgombero!

 

L’ECONOMIA DELLO SGOMBERO

In questa zona di Roma, la storia del 4 Stelle hotel è una storia ordinaria: ex stabilimenti produttivi, alberghi, depositi, edifici abbandonati di ogni genere diventano abitazioni per chi è povero e non ha una casa.

Immediatamente, questi luoghi diventano una rendita.

In alcuni casi, i proprietari riescono a ottenere dal Comune l’insperato profitto di una locazione, per tenere in piedi centri di accoglienza. O per lo meno una loro parvenza. Oppure, come nel caso dell’ex stabilimento Fiorucci a pochi metri dal “4 Stars Hotel”, si possono ottenere risarcimenti milionari dal Comune che non ha impedito l’occupazione degli edifici e poi non ha eseguito lo sgombero.

In apparenza dall’economia delle occupazioni e degli sgomberi ci guadagnano tutti.

Per i proprietari è un eldorado.

Per Roma è un gran sollievo poter dimenticare sotto il tappeto quel pezzo di povertà che non entra nell’economia di mercato e quindi non ha cittadinanza, è un rifiuto.

OGNI NOSTRO RESPIRO

Soprattutto, lo sgombero è la perfetta rappresentazione teatrale dei dispositivi di controllo assoluto delle nostre vite: l’unica via moderna, e primordiale al tempo stesso, per la legittimazione del Potere. Oggi questa rappresentazione raggiunge livelli di sadismo a cui non eravamo abituati, la ruspa diventa simbolo, le deportazioni diventano operazioni per ristabilire la legalità, l’umiliazione dei deboli una semplice operazione di decoro.

Tuttavia, anche se la brutalità di queste azioni ci sorprende, lo sgombero è l’esercizio irrinunciabile di ogni élite al potere: dimostrare la capacità di poter controllare ogni nostro respiro e di ogni nostra scelta.

Così, finiamo per sottometterci a chi ci dice di cosa abbiamo bisogno, cosa dobbiamo acquistare, cosa dobbiamo mangiare, come dobbiamo trascorrere il tempo non occupato dal lavoro, chi è il nostro amico, chi è il nostro nemico.

Oppure possiamo impossessarci dei nostri desideri, dei nostri bisogni, del nostro tempo, delle relazioni, del nostro corpo, e riconquistare le nostre identità sgomberate.

La scelta è nostra.


Illustrazione di copertina di Michael Mprotic
https://www.behance.net/mprotic

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PROVO

CICLOSTAFFETTA DELLA PACE

È deciso: si parte in bicicletta il 16 Febbraio alle 6.06 dalla Stazione Tiburtina.

Insieme a Piero e a Claudio, prolunghiamo fino a Roma la ciclostaffetta della pace che avrebbe dovuto collegare Napoli a Riace.

E così, adesso la ciclostaffetta andrà da Roma a Riace, collegando due luoghi simbolo dell’accoglienza.

Partiremo il 16 Febbraio alle 6 di mattina da Piazzale Maslax a Roma, vicino alla stazione Tiburtina, dove i volontari di Baobab Experience distribuiscono pasti caldi e offrono sostegno materiale e non a tante persone in transito per la capitale.
Una settimana dopo, la staffetta arriverà a Riace, che speriamo rientri presto nel numero dei candidati al Nobel per la Pace.

ROMA-NAPOLI, LA TAPPA PIÙ LUNGA.

La nostra sarà la tappa più lunga, circa 240km. Percorreremo la distanza fra Roma e Napoli in bicicletta, dalla mattina alla sera.

A febbraio le ore di luce sono ancora poche: dalle 7.05 di mattina alle 17.44. Dovremo evitare di trovarci in strada fuori città col buio.

Non siamo ciclisti sportivi, partiremo di mattina presto con le stesse belle biciclette che usiamo ogni giorno per andare al lavoro. Roma-Napoli sembra anche a noi una distanza enorme: chiusi nelle nostre città non siamo più abituati a percepire lo spazio e la distanza.

Chi si volesse unirsi, può farlo liberamente.


COS’È UN VIAGGIO?

Quanta strada si può percorrere in un giorno? Quanta strada deve percorrere chi lascia la propria casa e decide di attraversare il deserto? Cosa significa attraversare il Mediterraneo a bordo di una piccola imbarcazione sovraffollata? Farà freddo? Pioverà? Quanto manca al tramonto?

Noi non sappiamo cosa significhi affrontare un lungo viaggio e il nostro, in fondo, sarà un viaggio facile.

MIGRANTI E BICICLETTA

Attraverseremo l’Agro Pontino, dove la bicicletta è il mezzo di trasporto dei tanti braccianti, fra i quali tantissimi migranti sikh, che mandano avanti l’intera economia della zona. Percorreremo un po’ della loro strada. Entreremo a Napoli dall’interno, da Aversa, dove pochi giorni fa due ragazzi sono stati vittime di omicidio stradale: il killer non ha nemmeno provato a frenare e si è dato alla fuga.

ACCOGLIENZA

Partiamo da Roma con la certezza di trovare a Napoli qualcuno pronto ad accoglierci: vogliamo che lo stesso accada a chiunqe si metta in viaggio.

Se vivete a Roma, sostenete Baobab Experience donando un po’ del vostro tempo.

Se volete unirvi alla ciclostaffetta, qui trovate tutte le informazioni necessarie.

Se da Roma volete percorrere un po’ di strada insieme a noi, ci vediamo il 16 Febbraio alle 6 di mattina al Presidio Baobab Experience a piazzale Spadolini, dietro la stazione Tiburtina.

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Giornata della memoria
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GIORNATA DELLA MEMORIA 2019

Il muro del mausoleo sbarra l’orizzonte del piazzale delle Fosse Ardeatine, dove il 24 Marzo del 1944 furono massacrate 335 persone.

Ma è lo stesso muro che toglie ogni scampo alla propaganda e agli atti turpi e scellerati del Governo italiano del 2019.

Perché noi ricordiamo.

Di fronte alla chiusura dei porti, ai silenzi colpevoli, all’indifferenza, alle aggressioni in strada, ai bambini allontanati dalle scuole, alle nuove deportazioni, ai bambini annegati, alle madri abbandonate, alle torture, alla schiavitù, ai braccianti uccisi a sangue freddo, di fronte alla violenza e all’odio.

Noi ricordiamo.

Questo muro di cemento è duro come i calabresi che accolgono i migranti lungo la riva, come chi prepara pasti caldi, chi porta vestiti e coperte, chi accoglie nelle proprie case, chi ascolta le storie, chi organizza gli aiuti, chi cura i feriti, chi insegna una nuova lingua, chi costruisce amicizia. 

E per voi che non avete memoria,

“ vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.”

Primo Levi
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NO
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PERCHÉ VOTO NO AL REFERENDUM SULL’ATAC

Ieri ho provato a spiegare perché la liberalizzazione del trasporto pubblico è un inganno e diversi amici hanno risposto: va bene, ma non hai spiegato perché voti NO al referendum sull’ATAC.

Mi fa molto piacere aver stimolato questa curiosità e ne approfitto per illustrare meglio, utilizzando tre argomenti diversi. Mi limito a commentare il primo quesito proposto per il referendum.

Illustraciones Logica

INSIEMISTICA DI BASE

Il primo argomento è abbastanza semplice.

Per il referendum si chiede di rispondere con un SI o con un NO. Le ragioni del SI non mi convincono affatto, anche quando vengono presentate da un punto di osservazione che apprezzo moltissimo, quello di Walter Tocci. Se il SI non va bene, non rimangono molte alternative.

Illustraciones logica

ETICA

Il secondo argomento è leggermente più complesso e vale la pena partire dalla lettura del quesito proposto per il referendum.

“Volete voi che Roma Capitale affidi tutti i servizi relativi al trasporto pubblico locale di superficie e sotterraneo ovvero su gomma e rotaia mediante gare pubbliche, anche ad una pluralità di gestori e garantendo forme di concorrenza comparativa, nel rispetto della disciplina vigente e tutela della salvaguardia e della ricollocazione dei lavoratori nella fase di ristrutturazione del servizio?”

La parola chiave è “tutti”.

Infatti, Roma Capitale può già affidare i servizi relativi al trasporto pubblico locale mediante gare pubbliche. Lo ha già fatto in passato, lo fa nel presente e presumibilmente continuerà a farlo nel futuro, con esiti variabili.

Con il referendum si chiede che Roma Capitale affidi tutti i servizi tramite gara, cosa che può accadere fin da subito, giacché non esiste una norma che limiti il ricorso a questi strumenti e non si chiede di abrogare questa norma.

Perché i promotori del referendum chiedono che siano messi a gara tutti i servizi?

A questa domanda si può rispondere leggendo le motivazioni del comitato promotore: “Le gare stimolano le imprese a comportarsi in modo virtuoso”.

Il referendum, cioè, è motivato dallo stereotipo ormai liso della concorrenza generatrice di virtù. Di conseguenza, una gestione che non affidasse tutti i servizi tramite gara sarebbe necessariamente e inevitabilmente immorale.

Io non aderisco a questa visione del mondo e non ripongo alcuna fiducia nel potere salvifico della concorrenza. Men che meno in ambiti in cui l’intensità di capitale necessaria per operare è superiore alle capacità della piccola impresa.

Illustraciones logica

L’etica civile scaturisce dalla buona amministrazione della cosa pubblica, non nasce spontaneamente nei campi elisi dalla concorrenza. In ambito urbano poi, la gestione del trasporto collettivo è la chiave di lettura principale dell’identità cittadina. Il fatto che l’identità di Roma su questo fronte sia compromessa, non è un buon motivo per polverizzarla. Al contrario.

Non attribuisco alcuna facoltà taumaturgica alla concorrenza. Al contrario, la considero un motore di arretramento sociale, di compressione dei diritti, una fonte di inefficienza e dissipazione di risorse civiche e sociali. Per cui la mia risposta al quesito è NO.

Illustraciones logica

VISIONI

La sostenibilità finanziaria, cioè la definizione dei costi, delle rendite e del modo più efficace di reinvestirle, è la fondamentale premessa per la definizione della natura del servizio di trasporto pubblico. Ma non è l’unico parametro di valutazione.

Ammesso che esista un metodo (per esempio le gare) in grado di definire meglio di altri i costi, le rendite, e gli altri aspetti di specie, ci chiediamo: qual’è l’obiettivo del sistema di trasporto pubblico?

In una città di estensione enorme come Roma il trasporto collettivo permette ai cittadini di utilizzare la città, di viverla. Cioè, il sistema di trasporto pubblico ha la stessa funzione dell’arredo urbano. Senza il trasporto pubblico è l’idea stessa di città a venire meno.

Il modello di riferimento ideale è dunque uno in cui il sistema di trasporto pubblico ha le stesse caratteristiche delle panchine, delle strade, dei parchi, dell’illuminazione nell strade: è un servizio disponbile gratuitamente alla cittadinanza, che lo sostiene finanziariamente attraverso le tasse.

In questo quadro, l’antitesi pubblico-privato che è stata artificiosamente costruita con la propaganda intorno al referendum prospettando gli effetti miracolosi della concorrenza è una pure finzione, ed è irrilevante. Come sottolinea Walter Tocci, di liberalizzazione non bisognerebbe neppure parlare.

Si dovrebbe invece, come sta facendo la sindaca di Parigi, studiare la fattibilità di un servizio pubblico gratuito, o per lo meno gratuito in alcune sue parti.

Perciò NO, non penso che il referendum proponga una visione utile allo sviluppo della città: né sul piano economico, né sul piano dello sviluppo e della sostenibilità in senso lato, né – soprattutto – sul piano sociale.

illustraciones logica

CHE FARE?

In sintesi, al quesito che mi viene posto, non ho altra risposta che NO.

Altra risposta avrebbe avuto il seguente quesito:

“Volete voi che Roma Capitale affidi ad una autorità centrale il controllo di tutte le funzioni connesse con il funzionamento del servizio di trasporto pubblico locale di superficie e sotterraneo ovvero su gomma e rotaia attenendosi ai principi di la sostenibilità finanziaria e ambientale, nel rispetto della disciplina vigente e tutela della salvaguardia della salute pubblica e della ricollocazione dei lavoratori nella fase di ristrutturazione del servizio?”

In questo caso non ho dubbi che avrei invitato tutti a rispondere sì, lo vogliamo.

 


Illustrazioni di Monfa Cabrera

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Bici in metro a Roma
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PERCHÉ LA LIBERALIZZAZIONE DEL TRASPORTO PUBBLICO È UN INGANNO

L’articolo con cui Walter Tocci dichiara il suo sì al referendum sulla liberalizzazione del trasporto pubblico a Roma mi ha sorpreso moltissimo.

In parte perché fa a pugni – ma sono sicuro che Walter saprebbe dimostrare che non è vero – con altre sue osservazioni di pochi anni fa riguardo i danni arrecati alla città dallo sbandamento ideologico post ’89 e post Mani Pulite, quando sembrava che la riforma della gestione della cosa pubblica dovesse necessariamente passare per la riforma in senso aziendalistico dei servizi pubblici e l’ alienazione dei beni dello Stato: l’ideologia liberista.

Ma questo è il minore dei problemi nel discorso dell’ex assessore dell’era Rutelli e padre nobile della ‘cura del ferro’. In fondo, lavorare sui propri convincimenti non solo è lecito, è anche cosa sana.

I cavi della linea FM3 a Roma

GARE E POTERE

Nel suo articolo, Tocci delinea molto bene i problemi di ATAC e descrive in maniera accurata modelli di governo del servizio che potrebbero migliorare il trasporto pubblico. Lo dichiara subito: della liberalizzazione di ATAC non bisognerebbe neanche parlare, ed il ricorso alle gare pubbliche è possibile già oggi. Hanno dato risultati positivi in passato remoto (TRAMBUS), e creato grandi problemi nel passato più prossimo (ROMA TPL). Il problema, dice Tocci, non è se si fanno le gare pubbliche, ma come si fanno, e su questo nella mia poca esperienza di dipendente pubblico e di responsabile di piccoli procedimenti di gara, non posso che essere d’accordo. So anche, e lo sa anche Tocci, quanto sia facile preparare bandi di gara che identifichino da subito il vincitore.

Immaginare di introdurre efficienza nel sistema semplicemente attraverso le gare potrebbe essere considerata un’ingenuità, se non provenisse da Walter Tocci.

Invece, il tema centrale posto da Tocci è il giudizio sulla capacità, o incapacità, dell’attuale giunta di gestire il servizio pubblico con stessa efficacia con cui fu gestito durante l’epoca Rutelli-Tocci. E questo è un tema serissimo, ma non è nemmeno un tema politico: è uno squisito spunto sul tema della gestione del potere, che di certo non è oggetto di questo referendum.

Perché, da questo, Walter Tocci arrivi a proporre un Si al referendum di domenica prossima, per me rimane un mistero.

Bici in metro a Roma

MONOPOLIO

E soprattutto, perché costruire e argomentare l’inganno sulla questione del monopolio?

Walter Tocci ha due lauree, una in fisica e una in filosofia, ma prima in fisica. Questo me lo rende particolarmente caro, un modello quasi, perché avendo già una laurea in fisica non dispero di poter di nuovo frequentare l’accademia per una seconda laurea in filosofia. Finché c’è vita, c’è anche speranza.

Ad ogni modo, Walter Tocci conosce perfettamente la differenza fra l’occupazione di porzioni dello spettro elettromagnetico, che consente la co-esistenza di una concorrenza nel settore della telefonia – per cui se mi trovo al centro di una piazza posso scegliere da quale operatore captare il segnale – e la natura di servizio di trasporto cittadino – per cui se sono fermo alla fermata del 92 non posso far altro che attendere l’arrivo di quella vettura che in quel preciso momento si sta avvicinando a me lungo un percorso ben definito. Su questo secondo sistema non esiste nessuna possibile concorrenza.

Perché utilizzare questo consapevole inganno per costruire un impianto ideologico del tutto slegato dalle ragioni del buon governo della cosa pubblica, per me è un mistero.

Bici su autobus a Roma

IDEOLOGIA LIBERISTA

Esiste, non v’è dubbio, un problema di controllo, e la pessima qualità del servizio che abbiamo lo testimonia. Ed esistono probabilmente seri problemi di corruzione. Ma questi nodi la liberalizzazione non li scioglie, li rende più intricati e complessi.

Walter Tocci sa benissimo che il tema del rinnovamento dei modelli di mobilità (mobilità dolce e su ferro) e l’assetto urbanistico della città sono i temi attorno ai quali costruire la discussione sul funzionamento del trasporto pubblico. Il SÌ al referendum, spinto dall’ideologia liberista del Partito Radicale, è del tutto comprensibile all’interno di quel sistema di riferimento culturale. Ma le ragioni che spingono Tocci a dare indicazioni di voto su un tema strategico come la gestione del trasporto pubblico muovendo da considerazioni puramente tattiche – il superamento della gestione Raggi – rimangono oscure.

In ogni caso, su una cosa sono d’accordo con Walter Tocci: il referendum sulla liberalizzazione dell’ATAC è importante, e voterò NO. Ma non è che questo mi renda felice.

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digiuno di giustizia
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DIGIUNO PER MIMMO LUCANO

Domani farò un altro giorno di digiuno.

Amo la carbonara, le lasagne, la porchetta, la cicoria ripassata, la parmigiana di melanzane, il risotto coi funghi, il pollo coi peperoni, la trippa alla romana, i carciofi stufati, i cannoli siciliani e il tiramisù.

Digiunare

Il primo digiuno della mia vita l’ho fatto domenica scorsa. Non l’ho fatto per ragioni particolari: volevo solo dare una pulita al mio intestino.

Temevo di avere qualche difficoltà, ma l’unica sensazione che mi è rimasta – si è trattato di una sola giornata di astinenza dal cibo – è la piacevole consapevolezza di poter stare benissimo con molto meno.

La staffetta

Il digiuno di domani invece mi serve a sentirmi più vicino a Mimmo Lucano, ché anche lui si trova a vivere con molto meno: senza il suo paese, senza i suoi amici, senza i suoi compagni, senza i suoi affetti.

Questa staffetta di digiunatori è stata ideata dagli attivisti della bicicletta di Dynamo-Bologna con lo scopo di provare ad imitare le 6 perfezioni del Sindaco di Riace.

La staffetta andrà avanti almeno fino al 31 Ottobre e potete aderire segnalandolo qui. Se non altro, avrete un intestino pulito e una pelle splendida.

Consigli utili

Poche indicazioni utili se non avete mai praticato il digiuno.

Per praticare correttamente un digiuno breve è necessario bere molta acqua, meglio se calda/tiepida, almeno 1 litro 1/2 al giorno. Per il resto si possono continuare le normali attività. Ciò che aiuta a resistere ai morsi della fame sarà tenere bene a mente il motivo per cui si sta digiunando, è questo che riempie, stomaco e cuore.

Nel caso di problematiche particolari di salute, però, è consigliabile consultarsi prima col proprio medico curante.

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Una moltitudine senza confini

“[Lo] scopo è reinventare la vita in un’era che ce ne sta privando in forme mai viste.” (L. Pintor)
Dobbiamo esserne consapevoli: il nostro attivismo non riguarda – come si potrebbe pensare – l’amore per la bicicletta o per le allegre pedalate della domenica.

Relazioni

Il nostro attivismo riguarda l’aspirazione ad occupare liberamente il nostro tempo mentre siamo in vita, riguarda il modo in cui impieghiamo le risorse che troviamo su questo pazzesco – ma pure insignificante – pianeta chiamato Terra, e riguarda la relazione che scegliamo di avere con miliardi di nostri simili della specie umana, e in particolare con quelli più prossimi.

Senza confini

Soprattutto, il nostro attivismo riguarda quelli che verranno dopo di noi ed è scosso da motivazioni altrettanto profonde e potenti di quelle che agitano le lotte per il lavoro, per la libertà di stampa e di parola, per i diritti civili, per la solidarietà fra i popoli, per la dignità della persona.

Fateci caso: l’attivismo che – in varie forme – si è sviluppato in Italia e nel mondo intorno alla bicicletta non conosce estrazione sociale, sesso, età, livello di istruzione, reddito, religione, nazionalità.

E’ un moltitudine senza confiniper usare l’espressione di Luigi Pintor nel suo ultimo editoriale per il manifestoanno 2003.

Politica

Dobbiamo essere consapevoli del fatto che il nostro attivismo è politico perché riguarda la vita e la morte.

Pochi giorni fa è morta Valentina, schiacciata da un automobile mentre aspettava ferma al semaforo in sella alla sua bicicletta. La morte di Valentina non è la conseguenza di una distrazione, ma della violenza che avvelena la relazione con i nostri simili, con l’ambiente in cui viviamo e infine con noi stessi.

Resistere

La consapevolezza di dover resistere e opporsi a questa violenza anima di nuovo lo spirito collettivo che nel 2012 ha portato a Roma la manifestazione nazionale del movimento #salvaiciclisti.

Accadrà ancora, magari a fine Aprile, come nel 2012. Oppure in un altro momento, non importa. E’ importante che sia presto.

Dal 2012 sono cambiate molte cose. Forse nel 2018 possiamo semplificarci la vita e ridurre gli 8 punti del manifesto del Times a uno solo: approvare la riforma del Codice della Strada ferma in parlamento da anni e mettere un argine alla violenza.

Dovremo gridarlo forte al nuovo Parlamento che si insedierà dopo il 4 Marzo.

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