digiuno di giustizia
PROVO

DIGIUNO PER MIMMO LUCANO

Domani farò un altro giorno di digiuno.

Amo la carbonara, le lasagne, la porchetta, la cicoria ripassata, la parmigiana di melanzane, il risotto coi funghi, il pollo coi peperoni, la trippa alla romana, i carciofi stufati, i cannoli siciliani e il tiramisù.

Digiunare

Il primo digiuno della mia vita l’ho fatto domenica scorsa. Non l’ho fatto per ragioni particolari: volevo solo dare una pulita al mio intestino.

Temevo di avere qualche difficoltà, ma l’unica sensazione che mi è rimasta – si è trattato di una sola giornata di astinenza dal cibo – è la piacevole consapevolezza di poter stare benissimo con molto meno.

La staffetta

Il digiuno di domani invece mi serve a sentirmi più vicino a Mimmo Lucano, ché anche lui si trova a vivere con molto meno: senza il suo paese, senza i suoi amici, senza i suoi compagni, senza i suoi affetti.

Questa staffetta di digiunatori è stata ideata dagli attivisti della bicicletta di Dynamo-Bologna con lo scopo di provare ad imitare le 6 perfezioni del Sindaco di Riace.

La staffetta andrà avanti almeno fino al 31 Ottobre e potete aderire segnalandolo qui. Se non altro, avrete un intestino pulito e una pelle splendida.

Consigli utili

Poche indicazioni utili se non avete mai praticato il digiuno.

Per praticare correttamente un digiuno breve è necessario bere molta acqua, meglio se calda/tiepida, almeno 1 litro 1/2 al giorno. Per il resto si possono continuare le normali attività. Ciò che aiuta a resistere ai morsi della fame sarà tenere bene a mente il motivo per cui si sta digiunando, è questo che riempie, stomaco e cuore.

Nel caso di problematiche particolari di salute, però, è consigliabile consultarsi prima col proprio medico curante.

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PROVO

Una moltitudine senza confini

“[Lo] scopo è reinventare la vita in un’era che ce ne sta privando in forme mai viste.” (L. Pintor)
Dobbiamo esserne consapevoli: il nostro attivismo non riguarda – come si potrebbe pensare – l’amore per la bicicletta o per le allegre pedalate della domenica.

Relazioni

Il nostro attivismo riguarda l’aspirazione ad occupare liberamente il nostro tempo mentre siamo in vita, riguarda il modo in cui impieghiamo le risorse che troviamo su questo pazzesco – ma pure insignificante – pianeta chiamato Terra, e riguarda la relazione che scegliamo di avere con miliardi di nostri simili della specie umana, e in particolare con quelli più prossimi.

Senza confini

Soprattutto, il nostro attivismo riguarda quelli che verranno dopo di noi ed è scosso da motivazioni altrettanto profonde e potenti di quelle che agitano le lotte per il lavoro, per la libertà di stampa e di parola, per i diritti civili, per la solidarietà fra i popoli, per la dignità della persona.

Fateci caso: l’attivismo che – in varie forme – si è sviluppato in Italia e nel mondo intorno alla bicicletta non conosce estrazione sociale, sesso, età, livello di istruzione, reddito, religione, nazionalità.

E’ un moltitudine senza confiniper usare l’espressione di Luigi Pintor nel suo ultimo editoriale per il manifestoanno 2003.

Politica

Dobbiamo essere consapevoli del fatto che il nostro attivismo è politico perché riguarda la vita e la morte.

Pochi giorni fa è morta Valentina, schiacciata da un automobile mentre aspettava ferma al semaforo in sella alla sua bicicletta. La morte di Valentina non è la conseguenza di una distrazione, ma della violenza che avvelena la relazione con i nostri simili, con l’ambiente in cui viviamo e infine con noi stessi.

Resistere

La consapevolezza di dover resistere e opporsi a questa violenza anima di nuovo lo spirito collettivo che nel 2012 ha portato a Roma la manifestazione nazionale del movimento #salvaiciclisti.

Accadrà ancora, magari a fine Aprile, come nel 2012. Oppure in un altro momento, non importa. E’ importante che sia presto.

Dal 2012 sono cambiate molte cose. Forse nel 2018 possiamo semplificarci la vita e ridurre gli 8 punti del manifesto del Times a uno solo: approvare la riforma del Codice della Strada ferma in parlamento da anni e mettere un argine alla violenza.

Dovremo gridarlo forte al nuovo Parlamento che si insedierà dopo il 4 Marzo.

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