TERRA

ROMA NON È UNA CITTÀ PER LE BICI

A Roma non si può andare in bicicletta perché ci sono le salite, perché è troppo grande, perché piove, perché fa caldo, perché c’è il traffico, perché ci sono i Sette Colli©, perché l’aria è inquinata, perché ci sono le buche, perché non tutti possono farlo, e soprattutto perché Roma non è Copenaghen.


Ok.

E allora come fanno quelli che usano la bicicletta per andare al lavoro?

Ho fatto una piccola indagine tra i miei amici e ho scoperto che a Roma ci sono almeno quattro tipi di ciclista urbano.

Ma andiamo con ordine.

INDAGINE SU UN CICLISTA AL DI SOPRA DI OGNI SOSPETTO

L’inizio è una semplice domanda al  gruppo Facebook di Salvaiciclisti-Roma:

Quanti km fate per andare al lavoro in bicicletta a Roma?

Nel gruppo ci sono quasi 6000 persone, tutte usano la bicicletta. Per molti la bicicletta è l’unico mezzo di trasporto. Hanno risposto in 333: il 5% non è male. Ecco il risultato riassunto in un semplice istogramma.

Figura 1: Istogramma delle distanze casa-lavoro a Roma. Il campione proviene dai membri del gruppo Facebook Salvaiciclisti-Roma (https://www.facebook.com/groups/salvaiciclisti.roma/permalink/2587084407996428/). I conteggi sono raggruppati in classi con intervallo di 2 km. La distanza media è di 8.4 km, la mediana è di 7.5 km. La mediana è il valore che divide la distribuzione esattamente esattamente a metà: il 50% delle persone percorrono meno di 7.5 km, il 50% delle persone percorrono più di 7.5 km).

Per la gran parte, circa il 70% del totale, chi va in bicicletta al lavoro percorre ogni giorno distanze inferiori ai 10km, in totale 20 km tra andata/ritorno.

Con le informazioni che ho raccolto è possibile distinguere fra uomini e donne. La bicicletta non è un mezzo di trasporto che faccia distinzione di genere e la distribuzione delle distanze percorse sembra molto simile, anche se alla mia domanda hanno risposto 240 uomini e 91 donne.

Non ho molto successo fra le donne.


SI MA QUANTO TEMPO CI METTI?

Mi sono presto reso conto di aver fatto un errore. Se fosse stata una vera indagine sarebbe stata pianificata meglio. Non mi aspettavo di avere tante risposte.

Il fatto è che per calcolare il tempo necessario a coprire la distanza casa-lavoro non è possibile utilizzare un valore medio della velocità. Il mio ufficio è a 25 km da casa e se pedalassi ad una velocità di 15 – 18 km/h, una velocità già elevata ma plausibile in città, impiegherei circa un’ora e mezza per arrivare al lavoro: troppo rispetto al tempo che impiego normalmente.

Ad alcuni amici, circa 70, ho chiesto quindi quale fosse il tempo che solitamente impiegano per andare al lavoro e ho potuto calcolare per ciascuno di loro un valore di velocità medio. Il risultato mi ha sorpreso.

Prima di tutto, nessuno ha avuto difficoltà a rispondere: quando giri per Roma in bicicletta ti prendi il tuo tempo e il traffico non ha alcun effetto sui tuoi spostamenti. Sono sicuro che se avessi rivolto la stessa domanda a chi utilizza l’automobile o i mezzi pubblici la prima risposta che avrei ricevuto sarebbe stata: “Dipende”.

Figura 3. La relazione fra la distanza casa-lavoro e la velocità media lungo il tragitto è approssimata bene da una funzione lineare.

C’è poi una relazione diretta, quasi una relazione lineare (Figura 3), fra la distanza casa-lavoro e la velocità di spostamento. Chi ha poca strada da fare se la prende con comodo, con  velocità anche inferiori ai 10 km/h, poco più di una leggera corsa. Quelli che hanno molta strada fare, spingono sui pedali fino a raggiungere velocità che possono sfiorare i 30 km/h. 

Guardando la relazione distanza-velocità si possono riconoscere per Roma almeno quattro tipi di ciclista urbano.

Ciclista urbano del 1° tipo: prendiamola comoda.

Per distanze inferiori ai 5km, l’andatura è molto rilassata, con velocità per lo più inferiori ai 15km orari. Siamo nella zona di massima efficienza della bicicletta, dove si riesce appena a percepire l’attrito dell’aria. Chi se le prende comoda arriva al lavoro in perfette condizioni, senza il minimo affaticamento, pronti per la lezione in classe, per il normale rapporto con i clienti o per la riunione col top management in azienda.

Per capire, 5km è la distanza fra San Giovanni e Piazzale Flaminio, oppure fra Piazza Bologna e Piazza Cavour.

Ciclista urbano del 2° tipo: il romano medio.

Per distanze fra fra i 6 e i 12km, la velocità  si stabilizza intorno ai 15 km/h, con punte intorno ai 17 – 18 km orari. È un ritmo di pedalata continuo ma leggero, che permette di superare senza fatica anche le poche, leggere, pendenze che i ciclisti urbani incontrano a Roma: via Cavour, via del Tritone, la Gianicolense. Questa è l’andatura adottata dalla maggior parte dei romani in bicicletta, con una grande varietà di comportamenti individuali.

Percorrendo 10km, si può andare da Porte di Roma a Termini, da Cinecittà a l’Isola Tiberina, oppure dal Corviale al quartiere Prati. Queste sono le distanze che la maggior parte delle persone riesce a percorrere usando la bicicletta.

Ciclista urbano del 3° tipo: i tecnici

Chi percorre distanze superiori ai 10-12km, sa di aver davanti parecchia strada da fare. La velocità media può salire fino a 20 km/h. È un’andatura più impegnativa. 

Questi sono probabilmente i ciclisti che vedete girare più attrezzati, catarifrangente per farsi vedere meglio, casco per proteggersi da possibili cadute, bici robuste e con un buon allestimento. Passare molto tempo in strada comporta sicuramente una dose maggiore di rischio, contro cui è utile proteggersi. Verosimilmente, questi sono i pedalatori che arrivati in ufficio, a seconda delle mansioni da svolgere, potrebbero avere bisogno almeno di un cambio.

Questi ciclisti urbani attraversano ampi settori della città: 15km è la distanza fra Villa Ada e l’EUR, oppure fra Ponte Milvio e Giardinetti.

Ciclisti urbani del 4° tipo: il pedalatore estremo

Ci sono infine i pedalatori estremi, distanze superiori ai 20 km vengono tipicamente percorse da chi si sposta per attraversare il raccordo anulare, in entrata o in uscita. In questi casi le velocità medie diventano molto sostenute, oltre i 20km/h. Questo è un ritmo impegnativo, che comunque si mantiene facilmente dopo qualche settimana di uso continuo della bici. Nulla di eccezionale: la velocità media durante i 3500 km del Giro d’Italia 2019 è stata di 38.7 km/h. Ma per un ciclista urbano questo è un ritmo molto impegnativo e, soprattutto d’estate, una volta arrivati in ufficio è certamente necessaria una doccia.

Una distanza di 20 km corrisponde al diametro di Roma, da Magliana alla Bufalotta, da Ottavia a Anagnina.

LA BICICLETTA COME MEZZO DI TRASPORTO UNIVERSALE

E dunque è vero: si può andare al lavoro in bicicletta  attraversando Roma da est a ovest, da nord a sud, da dentro a fuori. E, ciò che ha dell’incredibile, le persone effettivamente lo fanno, nonostante le distanze, nonostante salite e discese, nonostante il traffico, nonostante il caldo, il freddo, la pioggia, e nonostante Roma non sia Copenhagen.

Una volta trovata la relazione fra distanza casa-lavoro e velocità, posso finalmente stimare quanto tempo impiegano i ciclisti urbani a Roma per andare al lavoro.

Oltre il 70% delle persone che usano la bicicletta arrivano al lavoro in 20-25 minuti, senza avere problemi di traffico e di parcheggio. In effetti, 25 minuti è anche la mia unità di misura fondamentale per gli spostamenti a Roma: se ho un appuntamento, solitamente in 20-25 minuti riesco ad arrivare ovunque

Sicuramente, chi sceglie di spostarsi con l’automobile ha ottimi motivi motivi per farlo ma se ancora non usi la bicicletta per andare al lavoro, è ora di provare.

Se invece usi già la bicicletta a Roma aiutami ad approfondire questo piccolo studio. Usa questo modulo per inserire i tuoi dati, anonimamente, gratuitamente, solo per la scienza. Grazie!

Standard
Illustrazione Valentin Tkach
TERRA

COME PARLARE DELLA CATASTROFE CLIMATICA

Katharine Viner, caporedattrice del Guardian, ha recentemente diffuso alcune linee guida sul linguaggio da utilizzare nei servizi che riguardano l’ambiente.

Quella che segue è una libera traduzione del testo inviato da Katharine Viner alla redazione.

L’obiettivo del Guardian – dice Katharine Viner – è di essere accurati dal punto di vista scientifico, diffondere informazioni basate sui fatti, e comunicare in modo chiaro con lettori sui temi importanti.

Per esempio, l’espressione ‘cambiamento climatico’ suona piuttosto netura e impersonale, mentre ciò di cui parlano gli scienziati è una catastrofe per l’umanità.

Gli scienziati, le organizzazioni internazionali, le agenzie e gli uffici meteorologici, stanno adottando progressivamente un linguaggio più duro per descrivere la situazione in cui ci troviamo.

Ecco dunque l’invito di Katharine Viner alla redazione Guardian.

  • Usare emergenza climatica, crisi, collasso al posto di cambiamento climatico.
  • Usare surriscaldamento globale al posto di riscaldamento. In inglese il Guardian propone global heating al posto di global warming che suona quasi accogliente e garbato ( per esempio: ‘a warm welcome’, ‘a warm house’).
  • Usare vita al posto di biodiversità (quando la sostituzione è appropriata). In inglese il Guardian propone di usare wildlife al posto di biodiversity. In italiano non è facile individuare una parola che traduca il termine wildlife. Solitamente wildlife viene tradotto con fauna selvatica ma questa non sembra una buona sostituzione per biodiversità. Anche la sostituzione con il termine natura non sembra appropriato poiché vanno persi i valori semantici legati alle particelle bio e life, cioè vita. La traduzione letterale, vita selvaggia, evoca un mondo distante. La sostituzione più efficace sembra dunque essere, semplicemente, vita.
  • Usare fauna ittica al posto di riserve di pesce. In inglese, il Guardian propone di utilizzare fish population al posto di fish stocks.
  • Usare l’espressione negazionisti della scienza, o della scienza del clima al posto di scettici.

Non necessariamente Katharine Viner invita a mettere al bando i termini originari, ma chiede ai redattori del Guardian di riflettere prima di usarli.

Altri suggerimenti sono bene accetti, parliamone.


Illustrazione di Valentin Tkach.

Standard
TERRA

BAMBINI IN BICICLETTA IN CITTÀ: COME FARE.

Ho scattato questa foto ad Aprile del 2015. All’epoca Leo aveva 5 anni e il sabato mattina andavamo in piscina in bici usando percorsi misti, pezzi di parco, pezzi di marciapiede, mozziconi di ciclabile, per un totale di circa 12 km fra andata e ritorno.

Con un po’ di calma si può fare.

L’effetto sui ragazzi è spettacolare, ora lo posso certificare. Roma non è certo una città facile per le biciclette, e il nostro paese è culturalmente ostile alla mobilità in bici. Ma oggi per i miei figli muoversi a Roma in bicicletta è un fatto ovvio.

Normalmente, provate a fare una ricerca su internet, quando si parla di bambini in bicicletta si parla dei dispositivi obbligatori, dei seggiolini a norma, del fatto che il casco vada indossato sempre anche se non è obbligatorio.

Ma la sicurezza viene da noi: abbiamo tutto il diritto di muoverci in bicicletta e usare le strade, renderci visibili, pedalare al centro della carreggiata accanto ai bambini.

Il codice della strada (art. 182, comma 1) ci permette e ci impone di sorvegliare la sicurezza dei nostri figli in bicicletta facendo quelle che facciamo sempre: stando accanto, leggermente indietro.

Standard
Il ghiacciaio della marmolada
TERRA

COME RICONOSCERE I CAMBIAMENTI CLIMATICI

Vi siete accorti dei cambiamenti climatici? Come ve ne siete accorti? Non ve ne siete accorti? Fatelo presto.

Manny, il mammuth de L’Era Glaciale, rassicura tutti:

Vedete qui per terra? È tutto coperto di ghiaccio. Mille anni fa era coperto di ghiaccio, fra mille anni sarà ancora coperto di ghiaccio.

Poi, salendo sopra la muraglia ghiacciata che circonda la valle, scopre che invece il clima sta cambiando, il disgelo è in corso e conviene organizzare la fuga.

Anche io mi sono accorto dei cambiamenti climatici a causa del ghiaccio.

SPIE FRAGILI

D’estate, quando ero bambino, la Marmolada era coperta da una spessa coltre bianca. Oggi del ghiacciaio rimane pochissimo.

A dire il vero, la scomparsa del ghiacciaio della Marmolada è un processo molto lento iniziato, come per altri ghiacciai alpini, nel corso del XIX secolo1 e poi proseguito a fasi alterne durante tutto il XX secolo2. Probabilmente dovremo abituarci a vivere senza il ghiacciaio della Marmolada.

Non per caso, Elisa spiega che le montagne sono le più fragili spie dei cambiamenti climatici.

Ma ci si può accorgere dei cambiamenti climatici anche in altri modi.

Il vino e cambiamenti climatici

Recentemente ho conosciuto Antonio. Lavora per Sogrape, l’azienda portoghese proprietaria dei più importanti marchi di porto (Sandeman, Offley, Ferreira) e altri vini. Secondo Antonio, molte delle conoscenze tradizionali, le pratiche tramandate da nonni e bisnonni, sulla coltivazione delle viti che dal ‘700 producono il porto, non possono più essere date per scontate. Qualcosa sta cambiando e bisogna riadattare la produzione3. Forse addirittura cambiare stile del vino.

Sono molto affezionato al porto e il pensiero che possa esistere un mondo senza porto mi preoccupa moltissimo.

Vi siete già accorti dei cambiamenti climatici?

Fatelo presto!


1Greene, A. M., Broecker, W. S., & Rind, D. (1999). Swiss glacier recession since the Little Ice Age: reconciliation with climate records. Geophysical Research Letters26(13), 1909-1912.

2 Calmanti, S., Motta, L., Turco, M., & Provenzale, A. (2007). Impact of climate variability on Alpine glaciers in northwestern ItalyInternational Journal of Climatology27(15), 2041-2053.

3 Santillán, D., Iglesias, A., La Jeunesse, I., Garrote, L., & Sotes, V. (2019). Vineyards in transition: A global assessment of the adaptation needs of grape producing regions under climate changeScience of The Total Environment657, 839-852.

Standard
Nonno hai incasinato il clima
TERRA

NONNO, HAI INCASINATO IL CLIMA

Durante la settimana della Conferenza sul clima di Katowice ho fatto un esperimento con alcuni ragazzi delle scuole di Roma. Come ci adatteremo ad un pianeta più caldo? Come possiamo evitare le conseguenze peggiori? Le loro risposte mi hanno sorpreso.


Ho un messaggio per i nonni di ragazzi nati dopo il 2000:

avete fatto un casino con il clima.

Per i nipoti, la notizia è che, dopo il casino fatto dai vostri nonni, il destino del pianeta Terra è letteralmente nelle vostre mani. Non è bello sentirselo dire e suona un po’ come la solita solfa. Ma è letteralmente così, in modo inedito nella storia dell’umanità.

Noi adulti, che stiamo nel mezzo, abbiamo responsabilità terribili: interrompere i disastri fatti da quelli di prima e –  soprattutto – fare i piani per chi verrà dopo. Abbiamo pochissimo tempo, e nessuna possibilità di sbagliare.

INCASINARE IL CLIMA

Ho già parlato di cosa siano veramente i cambiamenti climatici e di come stiamo uscendo molto velocemente dalla nostra zona di conforto.

Durante il secolo XX il pianeta si è scaldato di circa 1°C .  Ma non basta. Durante i prossimi 30 anni, indipendentemente da come decideremo di comportarci, la Terra continuerà a scaldarsi ancora di circa 1°C.   

È inevitabile: intorno al 2050 vivremo in un pianeta circa 2°C più caldo di quanto non fosse solo un secolo fa.

Scenari di cambiamento climatico a breve termine
Scenari di riscaldamento globale a breve termine. La scala verticale rappresenta il cambiamento di temperatura rispetto ad un valore medio di riferimento. Prima del 2005 vengono visualizzati i dati storici. Dopo il 2005 le linee colorate corrispondono a diversi scenari. La sigla RCP è l’acronimo di Representative Concentration Pathway, e si riferisce all’aumento di concentrazione di gas-serra. Nello scenario RCP2.6 avremmo già dovuto iniziare a diminuire le emissioni di gas serra: siamo già fuori. Nello scenario RCP4.5 cominceremo a contenere le emissioni a partire dal 2040, nel RCP6.0 a partire dal 2080 e nel RCP8.5 continueremo ad emettere gas serra come se non ci fosse mai un domani.

PIANETA ROSSO O PIANETA BLU

Durante l’edizione 2018 di Isola della Sostenibilità, ho fatto un piccolo esperimento insieme ad una quarantina di ragazzi del primo anno delle superiori, tutti nati intorno al 2004.

Dopo aver mostrato la figura qui sotto1, con gli scenari a lungo termine di riscaldamento globale, tutti erano concordi nel dire che sarebbe prudente mantenersi nei dintorni del clima a cui siamo abituati: il pianeta blu.

Scenari a lungo termine
Scenari di riscaldamento globale a lungo termine. Dopo il 2050, le scelte che facciamo oggi inizieranno ad avere un peso.

A questo punto ho consegnato a ciascuno due fogli: il presente e il futuro.

  • Sul foglio del futuro avrebbero scritto come immaginano di adattarsi al pianeta più caldo del 2050.
  • Sul foglio del presente avrebbero scritto le loro azioni per il clima, da iniziare subito per rimanere nel pianeta blu.

FUTURO

Ecco cosa hanno scritto i ragazzi sul foglio del futuro: l’adattamento.

Io andrei a vivere in un posto più freddo perché odio il caldo e mi vestirei e mangerei le cose usuali del posto.

Secondo me la temperatura in questi anni inizia ad aumentare. Sicuramente esisteranno meno ghiacciai e l’aria diventerà più umida. Nasceranno nuove malattie, molti  animali si estingueranno. Secondo me la mia vita cambierà nel modo di vestire, la tipologia di cibo, il tipo di vacanze. Andrei a vivere in posti migliori.

Anche se la temperatura aumenterà io penso che la mia vita resterà molto simile a quella odierna. Magari mi comprerò un condizionatore, mi vestirò più leggero e mangerò più cibo fresco come frutta e verdura e berrò più acqua.

Farò meno braciolate perché ho caldo. Comprerò una casa in Norvegia. Venderò i termosifoni, le stufe e il camino.

Il colore della pelle cambierà e anche il nostro abbigliamento.

Comprerò impianti di ventilazione e aria condizionata.

Spero che inventeremo una casa più fresca e calda.

Se sarà più caldo dobbiamo modificare l’ambiente urbano e industriale mondiale. Risparmiare e produrre gas in quantità ridotte.

Andrei a vivere in Svezia.

Costruirei ventilatori pubblici con energia rinnovabile.

La vita sarà certamente diversa con abitudini diverse. Anche il cibo cambia e cambia quello che possiamo produrre. Quando farà più caldo, per idratarci avremo bisogno di più acqua.

Insomma, siamo pronti a cambiare abitudini alimentari e anche a emigrare, se necessario: non è forse quello che ha sempre fatto il genere umano?

Mi hanno colpito grandi ventilatori pubblici alimentati con energia rinnovabile. Non per il ventilatore, ma per l’idea sottostante per cui l’adattamento implica, allo stesso tempo, condivisione della tecnologia e rinuncia ai combustibili fossili.

PRESENTE

Ed ecco cosa scrivono i ragazzi sul foglio del presente: le azioni per il clima, per rimanere nel pianeta blu. Qui però devo premettere che non ho mai pronunciato la parola bicicletta, ho solo consigliato di pensare alla propria vita di tutti i giorni.

“Secondo il mio parere per avere un pianeta blu bisogna cambiare radicalmente la nostra vita. Io personalmente consumerò di meno e se ci riesco propaganderei e diffonderei il modo giusto in cui dovremmo comportarci per avere un pianeta blu.”

“Per non arrivare nel pianeta rosso, diminuirei i mezzi di trasporto, e quindi più utilizzo di biciclette e camminare, svolgere la raccolta differenziata.”

“Cercherei di usare meno i mezzi pubblici e le automobili. Cercherei di inquinare meno e aiutare le associazioni che sercano di salvare l’ambiente. Riciclerei gli oggetti come le bottiglie le le buste di plastica.”

“Raccolta differenziata e ridurre i consumi di sostanze o di cose utili e secondo me la tecnologia ci aiuterà molto.”

“Andare in bicicletta e fare la differenziata.”

“Accendere molto meno il riscaldamento e le auto vecchie che inquinano di più.”

“Per rimanere sul pianeta blu farei molta attenzione a tutto ciò che produce anidride carbonica cercando di diminuirne l’uso. Anche l’automobile stessa che oggi come oggi la usano anche per fare 200 metri ma impegnarsi a non usarla per brevi tratti sostituendola con le mie gambe o con mezzi meno rischiosi adatti a non inquinare.”

“Ridurre il consumo, ad esempio le macchine e fare la raccolta differenziata perché anche l’inquinamento influisce sull’ambiente e sulla temperatura.”

“Usare più mezzi pubblici per diminuire l’inquinamento da parte delle macchine.”

“Io vieterei il petrolio mettendo macchine elettriche e biciclette elettriche.”

“Io farò quello che faccio di solito, però credo che il problema parte dalle grandi industrie che per arricchirsi il più possibile utilizzano materiali inquinanti e non considerano gli effetti sull’ambiente.”

“Alla mia età non penso di poter cambiare molto le sorti del pianeta. Quando sarò adulto cercherò di usare meno possibile la mia auto (se ne avrò una) e di non inquinare facendo la raccolta differenziata.”

“Produrre meno gas con i materiali combustibili. Costruire di meno per evitare i disboscamenti. Trovare fonti innovative, un nuovo materiale combustibile per gli spostamenti con i veicoli”

“Usare meno le automobili. Usare di più i tram le metro ecc. Lasciare puliti i parchi e riciclare.”

“Vado in bici o a piedi. Spreco di meno. Costruirei più parchi e zone verdi.”

“Andare con il treno o il tram invece che con la macchina.”

“Proverei a utilizzare di più la bicicletta rispetto a farmi portare con la macchina.”

“Usare macchine meno inquinanti e usarle il meno possibile.”

“Auto ecologiche a idrogeno-elettrico. Utilizzo del tram e delle biciclette. Poche centrali nucleari, raccolta differenziata.”

“Utilizzare macchine elettriche, andare in giro in bicicletta.”

Siamo a Roma: anche fra i ragazzi l’inquinamento e i rifiuti sono problemi principali da affrontare. Devo ammetterlo: la frequenza con cui la bicicletta è emersa in modo chiaro fra gli attrezzi da usare mi ha sorpreso. Non me lo aspettavo e alla luce delle mia abitudini di mobilità un po’ mi consola: i posteri non mi giudicheranno così male.

UN METODO DI LAVORO PER IL CLIMA

E ora veniamo a noi, quelli di passaggio. Abbiamo un compito terrificante: preparare un piano di lavoro e prepararlo bene.

 Il piano di lavoro per mettere una pezza al riscaldamento globale è il tema centrale della ventiquattresima Conferenza delle Parti (COP 24) dell’UNFCCC a Katowice.

L’ambizione della conferenza di Katowice è di scrivere le regole del gioco per mettere in pratica l’accordo di Parigi. Da Katowice non ci aspettiamo proclami ma le istruzioni per rimanere nel pianeta blu.

La conferenza di Katowice si concluderà fra pochi giorni, il 14 Dicembre. 

Vederemo cosa ne uscirà fuori: senza un piano di lavoro siamo fottuti.


1 https://www.ipcc.ch/report/ar5/wg1/#
Standard
Larici di Valmorel, Belluno
TERRA

COSA SONO, VERAMENTE, I CAMBIAMENTI CLIMATICI?

A Belluno Pietro ci trascorre tutta l’estate.

– Pietro ma non vogliamo fare un viaggio? Non so, in Cina, in India, sulle Ande, in Antartide?
– No, voglio rimanere tutta l’estate a Belluno.

Quando l’altro giorno ho obbligato Pietro a scegliere un articolo da leggere sul giornale, finire a pagina 8 era del tutto normale: Maltempo sulle Alpi l’emergenza nascosta nelle Valli.

Però non mi aspettavo il commento alla fine della lettura:

– Questo disastro mi ricorda quando quest’estate siamo andati a vedere La California.

 

LA CALIFORNIA

La California1, il cui nome evoca la corsa alle risorse minerarie sepolte nelle vicine miniere di mercurio, era un piccolo centro turistico nascosto in una delle valli nei dintorni di Belluno e scomparso per sempre il 4 Novembre del 19662, dopo giorni di pioggia che ingrossarono fiumi e torrenti lungo tutta la penisola, incluso l’Arno3.

La distruzione dei giorni scorsi nel bellunese è eccezionale e, a poche settimane di distanza dal promemoria dell’IPCC4 sui disastri climatici ancora parzialmente evitabili, la suggestione dei cambiamenti climatici è potente.

Ma se guardiamo l’evento con l’occhio degli scienziati che studiano il clima vedremmo questa figura:

Mappa della temperatura a 850hPa e geopotenziale a 500hPa. Previsione a 12 ore valida per lunedì 29 Ottobre 2018, ore 12:00. Fonte ECMWF.

I colori descrivono la temperatura ad una quota di circa 1500 metri, rosso-caldo blu-freddo e tutto quel che c’è nel mezzo. Le linee sono una specie di topografia della pressione atmosferica: dicono a che altitudine si incontra la pressione di 500 millibar e, di conseguenza, dicono la direzione e l’intensità del vento.

Vabè.

Questa mappa non dice niente di speciale: è un ciclone come tanti. Qualche anno fa, con alcuni colleghi e amici, ma più che altro amici, abbiamo provato a guardare cosa potrebbe accadere di questi cicloni con i cambiamenti climatici5: niente, o comunque nulla di particolarmente significativo nelle statistiche. Guardando al passato, questa mappa non è così diversa da quella del 4 Novembre 1966.

UN BRIVIDO FREDDO

Attribuire singolo evento ai cambiamenti climatici è sempre un errore grossolano e non troverete nessuno scienziato disposto a dichiarare sì, sono i cambiamenti climatici, senza che un brivido di sudore freddo corra lungo la schiena.

Tanto più quando si tratta di un evento dalle conseguenze così estreme.

Tuttavia, se possiamo derivare qualche utilità da questi giorni di tragedia, c’è certamente il faro acceso sul tema dei cambiamenti climatici e sulla consapevolezza che dobbiamo avere del nostro agire sull’ambiente.

E ora siete pronti per vedere coi vostri occhi cosa sono, veramente, i cambiamenti climatici.

FUORI DALLA ZONA DI CONFORTO

Il grafico che vedete qui sotto è stato riadattato diversi anni fa da un blogger olandese6 prendendo spunto dal lavoro di un gruppo di ricercatori della Oregon State University e di Harvard7.

Ricostruzione delle temperature medie superficiali.

Ricostruzione delle temperature medie superficiali.

Si tratta di una stima delle variazioni della temperatura media superficiale della Terra: dopo l’ultima glaciazione la temperatura media del pianeta è cresciuta lentamente, raggiungendo il suo massimo fra i 5000 e i 6000 anni fa (iniziavano a vedersi i primi insediamenti urbani e – pare – i primi asini addomesticati 8). Poi di nuovo un lento calo della temperatura – ma le misure sono molto incerte – fino ad un minimo intorno all’inizio dell’800, poco prima dell’ultima rivoluzione industriale.

Ora, la temperatura del pianeta cresco in modo incontrollato, con una velocità mai vista prima.

No, non voglio terrorizzarvi, né sto dicendo qualcosa di nuovo. Il lavoro del team di scienziati della Oregon State, come ogni altro lavoro scientifico, è oggetto di normali critiche e osservazioni varie: voglio solo mettere il tema cambiamenti climatici nella giusta prospettiva.

Non si tratta di commentare in modo isterico l’ultimo disastro ambientale.

Stiamo uscendo dalla nostra zona di conforto, dove fra alti e bassi ci siamo accomodati durante gli ultimi 10.000 anni.

VERSO L’IGNOTO

Su quello che ci aspetta possiamo fare delle speculazioni, tentiamo di fare delle proiezioni o delle estrapolazioni, quello che riusciamo a fare con i mezzi a disposizione.

Ma di fatto quello che ci aspetta è ignoto.

Forse dovremmo ispirarci all’esempio del compagno Gagarin, al quale, dopo l’accesenione dei motori della Vostok 1 non restò che dire:

поехали!9

Juri Gagarin


1 https://it.wikipedia.org/wiki/California_(Gosaldo)
2 http://corrierealpi.gelocal.it/belluno/cronaca/2014/11/03/news/alluvione-del-66-quando-belluno-temette-un-nuovo-vajont-1.10239249
3 https://www.youtube.com/watch?v=f-VWesUBPF8
4 http://www.ipcc.ch/report/sr15/
5 https://agupubs.onlinelibrary.wiley.com/doi/pdf/10.1002/2013GL058928
6 https://klimaatverandering.wordpress.com/2013/03/17/de-twee-tijdperken-van-marcott/
7 http://www.eeenergia.org/wp-content/uploads/2018/02/Science-Marcott1187-1198..pdf
8 http://www.pnas.org/content/105/10/3715?fbclid=IwAR1_ok7_n0wsmY33G4Y9J_LjI98i-KsxMqa7zNdN4rWy7ibAGyEau3H_qek
9 “Andiamo!”

Standard
TERRA

SIAMO QUASI FOTTUTI

Ciao amici,

vediamo se riuscite a rimanere attenti per 75 secondi: voglio il meglio di cui siete capaci!

Voglio proporvi un esempio di prima mano, senza filtro, della famigerata “voce degli scienziati” sui cambiamenti climatici. Vi riguarda da vicino perché parla del Mediterraneo cioè il luogo dove abitate.

Guardate l’immagine qui sopra: so bene che è incomprensibile. Ne avevo di più semplici ma ho scelto questa perché voglio che vi sforziate di capire.

La figura fa vedere come saranno le temperature e le piogge estive sul Mediterraneo durante il periodo 2020-2050 rispetto agli anni 1960-1990:

quasi 2°C più caldo e circa il 10% in meno di pioggia.

Vi mostro queste figure perché sono contenute in un lavoro di cui sono co-autore, pubblicato nel 2013. Se date un’occhiata qui vedete che la lista di autori è abbastanza lunga: italiani (molti italiani), francesi, tedeschi, tunisini, danesi. Un po’ di tutto.

Pur consapevole dell’importanza di questi studi, ho sempre attribuito un valore relativamente basso a questo lavoro, perché in realtà ripercorre strade già battute e ripete cose già note, e questo, per chi crede di fare lo scienziato, non è entusiasmante. Eppure questo è il mio secondo lavoro scientifico più citato (le citazioni contano un sacco, quasi quanto i like). Il primo più citato è quello in cui abbiamo sviluppato il modello che è servito a fare questi calcoli. Quindi queste immagini che vi propongo sono probabilmente quanto di più importante io abbia finora prodotto sul lavoro.

Siccome sono dipendente di un ente pubblico, tutti voi che pagate le tasse pagate anche il mio lavoro.

Quindi vi ripeto il messaggio principale: quasi 2°C più caldo e circa il 10% in meno di pioggia sul Mediterraneo durante i prossimi 30 anni rispetto a quando eravate bambini.

I 75 secondi sono finiti. Andate in pace.

Standard