TERRA

ROMA NON È UNA CITTÀ PER LE BICI

A Roma non si può andare in bicicletta perché ci sono le salite, perché è troppo grande, perché piove, perché fa caldo, perché c’è il traffico, perché ci sono i Sette Colli©, perché l’aria è inquinata, perché ci sono le buche, perché non tutti possono farlo, e soprattutto perché Roma non è Copenaghen.


Ok.

E allora come fanno quelli che usano la bicicletta per andare al lavoro?

Ho fatto una piccola indagine tra i miei amici e ho scoperto che a Roma ci sono almeno quattro tipi di ciclista urbano.

Ma andiamo con ordine.

INDAGINE SU UN CICLISTA AL DI SOPRA DI OGNI SOSPETTO

L’inizio è una semplice domanda al  gruppo Facebook di Salvaiciclisti-Roma:

Quanti km fate per andare al lavoro in bicicletta a Roma?

Nel gruppo ci sono quasi 6000 persone, tutte usano la bicicletta. Per molti la bicicletta è l’unico mezzo di trasporto. Hanno risposto in 333: il 5% non è male. Ecco il risultato riassunto in un semplice istogramma.

Figura 1: Istogramma delle distanze casa-lavoro a Roma. Il campione proviene dai membri del gruppo Facebook Salvaiciclisti-Roma (https://www.facebook.com/groups/salvaiciclisti.roma/permalink/2587084407996428/). I conteggi sono raggruppati in classi con intervallo di 2 km. La distanza media è di 8.4 km, la mediana è di 7.5 km. La mediana è il valore che divide la distribuzione esattamente esattamente a metà: il 50% delle persone percorrono meno di 7.5 km, il 50% delle persone percorrono più di 7.5 km).

Per la gran parte, circa il 70% del totale, chi va in bicicletta al lavoro percorre ogni giorno distanze inferiori ai 10km, in totale 20 km tra andata/ritorno.

Con le informazioni che ho raccolto è possibile distinguere fra uomini e donne. La bicicletta non è un mezzo di trasporto che faccia distinzione di genere e la distribuzione delle distanze percorse sembra molto simile, anche se alla mia domanda hanno risposto 240 uomini e 91 donne.

Non ho molto successo fra le donne.


SI MA QUANTO TEMPO CI METTI?

Mi sono presto reso conto di aver fatto un errore. Se fosse stata una vera indagine sarebbe stata pianificata meglio. Non mi aspettavo di avere tante risposte.

Il fatto è che per calcolare il tempo necessario a coprire la distanza casa-lavoro non è possibile utilizzare un valore medio della velocità. Il mio ufficio è a 25 km da casa e se pedalassi ad una velocità di 15 – 18 km/h, una velocità già elevata ma plausibile in città, impiegherei circa un’ora e mezza per arrivare al lavoro: troppo rispetto al tempo che impiego normalmente.

Ad alcuni amici, circa 70, ho chiesto quindi quale fosse il tempo che solitamente impiegano per andare al lavoro e ho potuto calcolare per ciascuno di loro un valore di velocità medio. Il risultato mi ha sorpreso.

Prima di tutto, nessuno ha avuto difficoltà a rispondere: quando giri per Roma in bicicletta ti prendi il tuo tempo e il traffico non ha alcun effetto sui tuoi spostamenti. Sono sicuro che se avessi rivolto la stessa domanda a chi utilizza l’automobile o i mezzi pubblici la prima risposta che avrei ricevuto sarebbe stata: “Dipende”.

Figura 3. La relazione fra la distanza casa-lavoro e la velocità media lungo il tragitto è approssimata bene da una funzione lineare.

C’è poi una relazione diretta, quasi una relazione lineare (Figura 3), fra la distanza casa-lavoro e la velocità di spostamento. Chi ha poca strada da fare se la prende con comodo, con  velocità anche inferiori ai 10 km/h, poco più di una leggera corsa. Quelli che hanno molta strada fare, spingono sui pedali fino a raggiungere velocità che possono sfiorare i 30 km/h. 

Guardando la relazione distanza-velocità si possono riconoscere per Roma almeno quattro tipi di ciclista urbano.

Ciclista urbano del 1° tipo: prendiamola comoda.

Per distanze inferiori ai 5km, l’andatura è molto rilassata, con velocità per lo più inferiori ai 15km orari. Siamo nella zona di massima efficienza della bicicletta, dove si riesce appena a percepire l’attrito dell’aria. Chi se le prende comoda arriva al lavoro in perfette condizioni, senza il minimo affaticamento, pronti per la lezione in classe, per il normale rapporto con i clienti o per la riunione col top management in azienda.

Per capire, 5km è la distanza fra San Giovanni e Piazzale Flaminio, oppure fra Piazza Bologna e Piazza Cavour.

Ciclista urbano del 2° tipo: il romano medio.

Per distanze fra fra i 6 e i 12km, la velocità  si stabilizza intorno ai 15 km/h, con punte intorno ai 17 – 18 km orari. È un ritmo di pedalata continuo ma leggero, che permette di superare senza fatica anche le poche, leggere, pendenze che i ciclisti urbani incontrano a Roma: via Cavour, via del Tritone, la Gianicolense. Questa è l’andatura adottata dalla maggior parte dei romani in bicicletta, con una grande varietà di comportamenti individuali.

Percorrendo 10km, si può andare da Porte di Roma a Termini, da Cinecittà a l’Isola Tiberina, oppure dal Corviale al quartiere Prati. Queste sono le distanze che la maggior parte delle persone riesce a percorrere usando la bicicletta.

Ciclista urbano del 3° tipo: i tecnici

Chi percorre distanze superiori ai 10-12km, sa di aver davanti parecchia strada da fare. La velocità media può salire fino a 20 km/h. È un’andatura più impegnativa. 

Questi sono probabilmente i ciclisti che vedete girare più attrezzati, catarifrangente per farsi vedere meglio, casco per proteggersi da possibili cadute, bici robuste e con un buon allestimento. Passare molto tempo in strada comporta sicuramente una dose maggiore di rischio, contro cui è utile proteggersi. Verosimilmente, questi sono i pedalatori che arrivati in ufficio, a seconda delle mansioni da svolgere, potrebbero avere bisogno almeno di un cambio.

Questi ciclisti urbani attraversano ampi settori della città: 15km è la distanza fra Villa Ada e l’EUR, oppure fra Ponte Milvio e Giardinetti.

Ciclisti urbani del 4° tipo: il pedalatore estremo

Ci sono infine i pedalatori estremi, distanze superiori ai 20 km vengono tipicamente percorse da chi si sposta per attraversare il raccordo anulare, in entrata o in uscita. In questi casi le velocità medie diventano molto sostenute, oltre i 20km/h. Questo è un ritmo impegnativo, che comunque si mantiene facilmente dopo qualche settimana di uso continuo della bici. Nulla di eccezionale: la velocità media durante i 3500 km del Giro d’Italia 2019 è stata di 38.7 km/h. Ma per un ciclista urbano questo è un ritmo molto impegnativo e, soprattutto d’estate, una volta arrivati in ufficio è certamente necessaria una doccia.

Una distanza di 20 km corrisponde al diametro di Roma, da Magliana alla Bufalotta, da Ottavia a Anagnina.

LA BICICLETTA COME MEZZO DI TRASPORTO UNIVERSALE

E dunque è vero: si può andare al lavoro in bicicletta  attraversando Roma da est a ovest, da nord a sud, da dentro a fuori. E, ciò che ha dell’incredibile, le persone effettivamente lo fanno, nonostante le distanze, nonostante salite e discese, nonostante il traffico, nonostante il caldo, il freddo, la pioggia, e nonostante Roma non sia Copenhagen.

Una volta trovata la relazione fra distanza casa-lavoro e velocità, posso finalmente stimare quanto tempo impiegano i ciclisti urbani a Roma per andare al lavoro.

Oltre il 70% delle persone che usano la bicicletta arrivano al lavoro in 20-25 minuti, senza avere problemi di traffico e di parcheggio. In effetti, 25 minuti è anche la mia unità di misura fondamentale per gli spostamenti a Roma: se ho un appuntamento, solitamente in 20-25 minuti riesco ad arrivare ovunque

Sicuramente, chi sceglie di spostarsi con l’automobile ha ottimi motivi motivi per farlo ma se ancora non usi la bicicletta per andare al lavoro, è ora di provare.

Se invece usi già la bicicletta a Roma aiutami ad approfondire questo piccolo studio. Usa questo modulo per inserire i tuoi dati, anonimamente, gratuitamente, solo per la scienza. Grazie!

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HEIMAT

IL MURALE SECONDO ME

Si vede una bambina in bicicletta nella parte alta del rettangolo blu, oppure un bambino, non lo sapremo mai perché probabilmente l’autore ha disegnato dei lineamenti ambigui perché non si capisca il sesso, ché il sesso è importante certo ma non qui. Il bimbo, o la bimba ma potrebbe essere ragazza o ragazzo non sappiamo, ci guarda, e alcuni dicono che abbia uno sguardo triste, e potrebbe certamente essere triste perché non è allegra la città intorno. Secondo me è uno sguardo irritato, forse perché abbiamo interrotto il suo andare e abbiamo costretto la piccola amica, o amico chissà, ad abbassare lo sguardo su di noi, perché è dall’alto che ci guarda, Ehi dove stai andando? Per i fatti miei lasciatemi in pace non verrete a intralciare anche qui nel mio blu. Verso il basso si proietta un’ombra, che da lontano pare la neve di rumore bianco dentro il tubo catodico ma se ti avvicini vedi che è gente in bicicletta e anche loro sembrano seccati di essere della nostra presenza. Dice, Chi sono quelli, i ciclisti morti? Ma no, perdio, quella è una massa di persone pronta a venire giù e invadere le strade, a Roma nel duemiladiciannove ci sono duemilioniemezzo di automobili in circolazione e questa gente vuole duemilioniemezzo di biciclette, secondo me diritto e ragione ad essere irritati. Sostiene Simone che il blu è l’unico pigmento capace di mantenere l’idropittura al quarzo brillante per parecchio tempo, se lo avessimo fatto di un altro colore avremmo dovuto dare due mani e il murale ci sarebbe costato il doppio, e non è che avessimo soldi da sprecare. Simone, che con i suoi compagni di strada si fa chiamare CollettivoFX, mi ha scritto un messaggio lo scorso inverno, Ciao vorrei venire a Roma, in primavera partirò da Torino e mi fermerò qua e là per a dipingere murales di bici, Gandalf mi ha detto di chiamarti e che sicuramente mi puoi aiutare a trovare il posto e aiutarmi a decidere insieme cosa mettere nel murale, Mi sembra bellissimo ora chiamo archiPiero e vateManzi, troviamo il posto e decidiamo il disegno. Sostiene vateManzi che il murale dovrebbe essere uno squarcio di vita perché la città fuori dal muro è morta le persone passano il loro tempo dentro le auto e poi dentro l’ufficio e poi dentro casa, e facciamogli vedere un po’ di vita, in realtà non ha detto così Luca, ma è quello che ricordo. archiPiero invece vuole la Santa e allora devo spiegare a Simone che non è proprio una Santa perché qualche anno fa mi sono messo a chiedere in giro quali percorsi da A a B si possono fare in 15 minuti di bicicletta e poi con Pietro ci siamo messi a disegnarli su un foglio. Cioè non proprio i percorsi, ma delle linee da A a B, ché in bicicletta non sai mai se a un certo punto ti va di svoltare di qua o di là e magari passi per C prima di arrivare a B. Fatto sta che dopo un po’ dal foglio sembra uscire fuori una testa di donna con una montagna di capelli, una specie di Medusa, un’apparizione. Poi con gli amici ci mettiamo a giocare con un ritratto di Santa Bibiana protettrice della ciclabile popolare anonimamente disegnata, ridisegnata, manutenuta lungo l’omonimo tunnel e così la Medusa è diventata la Santa. Dopo qualche giorno Simone arriva con un ritratto di donna chiomata di percorsi in bici e uno sguardo che pare una gioconda, si capisce subito che è Roma. archiPiero e io ci innamoriamo e usciamo un sabato pomeriggio a ricognire il quartiere vicino al tunnel per trovare il muro e dunque la casa per la Santa, che non è propriamente una Santa ma insomma ci siamo capiti. Qui troppo in alto, qui troppo stretto, qui troppo nascosto, qui non si vede, da oggi in poi quando vado in giro vedo solo muri da riempire con la Santa. Poi Simone tira fuori un altro bozzetto, c’è sempre la Santa che non sappiamo se è veramente una Santa, ma i capelli sono pieni di automobili e i bambini aiutano i grandi a scendere dalle automobili e vivere liberi. vateManzi dice che gli mette l’ansia, cioè non dice così ma è quello che ho capito io, e allora dico a Simone, Forse tutte quelle automobili mettono un po’ di ansia, Va bene allora ci metto le foglie al posto delle automobili e fa il bozzetto con le le foglie, Ma non dovremmo metterci le biciclette dico io, e Simone ci pensa ancora qualche giorno, le biciclette non c’entrano proprio insieme alla Santa, finché non arriva Alzati e Pedala dove c’è un uomo in terra e i bambini lo aiutano ad guadagnare la posizione eretta e a pedalare una bici immaginaria, anche se io non gli avrei messo il casco a questa specie di Lazzaro. Ma si poteva competere con la Santa? No, non si poteva. Non so se ci avete fatto caso ma a questo punto abbiamo quattro bozzetti e nemmeno un muro, nonfosseché mi imbatto in una foto di Luca, con il murale di Tina Costa, che il pugno chiuso non stava bene e ci hanno messo dentro la costituzione e forse anche un crocifisso per orecchino, e insomma chiedo a Luca lo troviamo un muro a San Lollo per la Santa? Ma certo, è il muro della scuola, è gigantesco, è sopra un parcheggio e anche davanti al parco con gli scivoli le altalene il chiosco e i tavoli e tutto il resto dobbiamo solo chiedere l’autorizzazione. Ommioiddio l’autorizzazione! Sarà un bagno di sangue e chiamo subito la Presidente. Presidente senti, vogliamo fare la Santa sulla parete della scuola, che dici la facciamo? Guarda Sandro, ho appena discusso col preside per Tina, non lo so mica come va a finire con la Santa, possiamo provare. Solo che, adesso che abbiamo il muro, ci vuole anche la gru con il cestello e e in tre giorni tiriamo su almeno la metà di tutti quelli che ci servono, ce la possiamo fare. Abbiamo tutto, il disegno, il muro, la gru, i soldi per pagare la gru, l’unica cosa che ci può fermare è la pioggia, oppure qualche autorizzazione che non abbiamo. E infatti il diciotto maggio del duemiladiciannove a Roma piove, e per fortuna dico io perché tanto non abbiamo neanche l’autorizzazione dei vigili per la gru, e allora rimandiamo al due giugno quando a Roma arriva la Ciemmona e noi avremo SICURAMENTE l’autorizzazione dei vigili. Presidente è tutto apposto con i permessi? Veramente no, il Preside dice che adesso non ha tempo per queste cose, Ma come innomediddio ho detto a Mario di venire con la gru, Simone sta per arrivare in treno da Reggio Emilia, no ti prego la dobbiamo fare. No veramente la dovremmo rimandare, E va bene mannaggiaimartiri però mi raccomando: o il 16 giugno o morte, ho fatto pure la colletta mica posso chiamare e restituire i soldi, neanche li conosco, tutti, no dai presidè, famo ‘sto murale, convinci il preside, facciamo qualcosa, qualsiasi cosa, vado all’ufficio tecnico, basta che facciamo la Santa, La facciamo, non ti preoccupare, male che va la firma ce la mette la tua Presidente. È lì che da San Lollo arriva il tortore popolare: la santa cattolica e martire a San Lollo no, non la vogliamo, non si può fare. Ma porc…. adesso come li convinco che non è una Santa, è tutto uno scherzo, non mi crederanno mai, mannaggia i santi, mannaggia. Per fortuna Simone passa per Roma e al Chiosco incontra Sara Marghe Luca Stefano e i genitori di Miriam e io sono un po’ sorpreso, perché Simone non ci manda affanculo, che non ci sta bene niente? Invece si siede, ascolta, osserva, si fa spiegare, guarda il muro, guarda la gente, guarda i bambini e ovviamente sforna il quinto bozzetto, quello buono. Presidente è tutto a posto con i permessi? Mah, non proprio, bisogna sentire i vigili, Ma iddioonnipotente perché sempre all’ultimo minuto? Spargo un po’ di ansia sulle bacheche social, URGENTE, molto URGENTE, chi può andare in municipio, chi va a prendere i permessi, chi va a pagare? Senza Alessandra e Francesca che si precipitano al quarto piano di via tripoli staremmo ancora qui a parlare di come sarebbe bello fare il murale, e invece il murale sta lì dove deve stare, fatto e bello.

Presidente adesso che il murale è fatto, come è finita con il preside, si è convinto? Non l’ho sentito, i muri della scuola sono nostri, è il murale s’ha da fare, anche se volevo la Santa, che poi non è una Santa, è una donna, è una madre, però adesso il preside ha scritto alla Sindaca e dice che la Sindaca deve venire a cancellare il murale, Ah e se lo cancellasse come potrebbe spiegarlo ai ragazzi e ai genitori della scuola, come potrebbe spiegarlo a chi lo ha finanziato, ad Annalisa Alessandra Silva Sergio Paolo Giancarlo Paolo-Papelo Jennyfer Loreto Claudio Marcello Gabriele Luca Delia Nadia Violettina Riccardo Sara Mariagrazie MarcoR FrancescaDM Giuliano Nino Federico Il Nuovo Cinema Palazzo AndreaZioBici Ludovica Julian Valentina Remo Laura Stefania Carletto Catia Carmine Leone Rosa Giorgio MarcoP MarcoS Michelangelo la Pedalata di Luna Piena e gli altri sostenitori anonimi a cui non sappiamo risalire, come potrebbe spiegarlo a Lorenzo e Guglielmo, come potrebbe spiegarlo a Mirco, che ha manovrato per due giorni il cestello sotto un sole assassino, come potrebbe spiegarlo a Loreto che ci ha pure girato un film sul murale, come potrebbe spiegarlo a Mario che per dare la gru a noi ha fatto i salti mortali, come potrebbe spiegarlo a Simone e a CollettivoFX che ha sono andato su e giù per l’Italia facendo bozzetti e dipingendo tutta la parete sotto un sole infernale, come potrebbe? No dai, siamo seri, è una storia bella, finiamola qui e troviamo un muro per la Santa.

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NO
PROVO

PERCHÉ VOTO NO AL REFERENDUM SULL’ATAC

Ieri ho provato a spiegare perché la liberalizzazione del trasporto pubblico è un inganno e diversi amici hanno risposto: va bene, ma non hai spiegato perché voti NO al referendum sull’ATAC.

Mi fa molto piacere aver stimolato questa curiosità e ne approfitto per illustrare meglio, utilizzando tre argomenti diversi. Mi limito a commentare il primo quesito proposto per il referendum.

Illustraciones Logica

INSIEMISTICA DI BASE

Il primo argomento è abbastanza semplice.

Per il referendum si chiede di rispondere con un SI o con un NO. Le ragioni del SI non mi convincono affatto, anche quando vengono presentate da un punto di osservazione che apprezzo moltissimo, quello di Walter Tocci. Se il SI non va bene, non rimangono molte alternative.

Illustraciones logica

ETICA

Il secondo argomento è leggermente più complesso e vale la pena partire dalla lettura del quesito proposto per il referendum.

“Volete voi che Roma Capitale affidi tutti i servizi relativi al trasporto pubblico locale di superficie e sotterraneo ovvero su gomma e rotaia mediante gare pubbliche, anche ad una pluralità di gestori e garantendo forme di concorrenza comparativa, nel rispetto della disciplina vigente e tutela della salvaguardia e della ricollocazione dei lavoratori nella fase di ristrutturazione del servizio?”

La parola chiave è “tutti”.

Infatti, Roma Capitale può già affidare i servizi relativi al trasporto pubblico locale mediante gare pubbliche. Lo ha già fatto in passato, lo fa nel presente e presumibilmente continuerà a farlo nel futuro, con esiti variabili.

Con il referendum si chiede che Roma Capitale affidi tutti i servizi tramite gara, cosa che può accadere fin da subito, giacché non esiste una norma che limiti il ricorso a questi strumenti e non si chiede di abrogare questa norma.

Perché i promotori del referendum chiedono che siano messi a gara tutti i servizi?

A questa domanda si può rispondere leggendo le motivazioni del comitato promotore: “Le gare stimolano le imprese a comportarsi in modo virtuoso”.

Il referendum, cioè, è motivato dallo stereotipo ormai liso della concorrenza generatrice di virtù. Di conseguenza, una gestione che non affidasse tutti i servizi tramite gara sarebbe necessariamente e inevitabilmente immorale.

Io non aderisco a questa visione del mondo e non ripongo alcuna fiducia nel potere salvifico della concorrenza. Men che meno in ambiti in cui l’intensità di capitale necessaria per operare è superiore alle capacità della piccola impresa.

Illustraciones logica

L’etica civile scaturisce dalla buona amministrazione della cosa pubblica, non nasce spontaneamente nei campi elisi dalla concorrenza. In ambito urbano poi, la gestione del trasporto collettivo è la chiave di lettura principale dell’identità cittadina. Il fatto che l’identità di Roma su questo fronte sia compromessa, non è un buon motivo per polverizzarla. Al contrario.

Non attribuisco alcuna facoltà taumaturgica alla concorrenza. Al contrario, la considero un motore di arretramento sociale, di compressione dei diritti, una fonte di inefficienza e dissipazione di risorse civiche e sociali. Per cui la mia risposta al quesito è NO.

Illustraciones logica

VISIONI

La sostenibilità finanziaria, cioè la definizione dei costi, delle rendite e del modo più efficace di reinvestirle, è la fondamentale premessa per la definizione della natura del servizio di trasporto pubblico. Ma non è l’unico parametro di valutazione.

Ammesso che esista un metodo (per esempio le gare) in grado di definire meglio di altri i costi, le rendite, e gli altri aspetti di specie, ci chiediamo: qual’è l’obiettivo del sistema di trasporto pubblico?

In una città di estensione enorme come Roma il trasporto collettivo permette ai cittadini di utilizzare la città, di viverla. Cioè, il sistema di trasporto pubblico ha la stessa funzione dell’arredo urbano. Senza il trasporto pubblico è l’idea stessa di città a venire meno.

Il modello di riferimento ideale è dunque uno in cui il sistema di trasporto pubblico ha le stesse caratteristiche delle panchine, delle strade, dei parchi, dell’illuminazione nell strade: è un servizio disponbile gratuitamente alla cittadinanza, che lo sostiene finanziariamente attraverso le tasse.

In questo quadro, l’antitesi pubblico-privato che è stata artificiosamente costruita con la propaganda intorno al referendum prospettando gli effetti miracolosi della concorrenza è una pure finzione, ed è irrilevante. Come sottolinea Walter Tocci, di liberalizzazione non bisognerebbe neppure parlare.

Si dovrebbe invece, come sta facendo la sindaca di Parigi, studiare la fattibilità di un servizio pubblico gratuito, o per lo meno gratuito in alcune sue parti.

Perciò NO, non penso che il referendum proponga una visione utile allo sviluppo della città: né sul piano economico, né sul piano dello sviluppo e della sostenibilità in senso lato, né – soprattutto – sul piano sociale.

illustraciones logica

CHE FARE?

In sintesi, al quesito che mi viene posto, non ho altra risposta che NO.

Altra risposta avrebbe avuto il seguente quesito:

“Volete voi che Roma Capitale affidi ad una autorità centrale il controllo di tutte le funzioni connesse con il funzionamento del servizio di trasporto pubblico locale di superficie e sotterraneo ovvero su gomma e rotaia attenendosi ai principi di la sostenibilità finanziaria e ambientale, nel rispetto della disciplina vigente e tutela della salvaguardia della salute pubblica e della ricollocazione dei lavoratori nella fase di ristrutturazione del servizio?”

In questo caso non ho dubbi che avrei invitato tutti a rispondere sì, lo vogliamo.

 


Illustrazioni di Monfa Cabrera

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Bici in metro a Roma
PROVO

PERCHÉ LA LIBERALIZZAZIONE DEL TRASPORTO PUBBLICO È UN INGANNO

L’articolo con cui Walter Tocci dichiara il suo sì al referendum sulla liberalizzazione del trasporto pubblico a Roma mi ha sorpreso moltissimo.

In parte perché fa a pugni – ma sono sicuro che Walter saprebbe dimostrare che non è vero – con altre sue osservazioni di pochi anni fa riguardo i danni arrecati alla città dallo sbandamento ideologico post ’89 e post Mani Pulite, quando sembrava che la riforma della gestione della cosa pubblica dovesse necessariamente passare per la riforma in senso aziendalistico dei servizi pubblici e l’ alienazione dei beni dello Stato: l’ideologia liberista.

Ma questo è il minore dei problemi nel discorso dell’ex assessore dell’era Rutelli e padre nobile della ‘cura del ferro’. In fondo, lavorare sui propri convincimenti non solo è lecito, è anche cosa sana.

I cavi della linea FM3 a Roma

GARE E POTERE

Nel suo articolo, Tocci delinea molto bene i problemi di ATAC e descrive in maniera accurata modelli di governo del servizio che potrebbero migliorare il trasporto pubblico. Lo dichiara subito: della liberalizzazione di ATAC non bisognerebbe neanche parlare, ed il ricorso alle gare pubbliche è possibile già oggi. Hanno dato risultati positivi in passato remoto (TRAMBUS), e creato grandi problemi nel passato più prossimo (ROMA TPL). Il problema, dice Tocci, non è se si fanno le gare pubbliche, ma come si fanno, e su questo nella mia poca esperienza di dipendente pubblico e di responsabile di piccoli procedimenti di gara, non posso che essere d’accordo. So anche, e lo sa anche Tocci, quanto sia facile preparare bandi di gara che identifichino da subito il vincitore.

Immaginare di introdurre efficienza nel sistema semplicemente attraverso le gare potrebbe essere considerata un’ingenuità, se non provenisse da Walter Tocci.

Invece, il tema centrale posto da Tocci è il giudizio sulla capacità, o incapacità, dell’attuale giunta di gestire il servizio pubblico con stessa efficacia con cui fu gestito durante l’epoca Rutelli-Tocci. E questo è un tema serissimo, ma non è nemmeno un tema politico: è uno squisito spunto sul tema della gestione del potere, che di certo non è oggetto di questo referendum.

Perché, da questo, Walter Tocci arrivi a proporre un Si al referendum di domenica prossima, per me rimane un mistero.

Bici in metro a Roma

MONOPOLIO

E soprattutto, perché costruire e argomentare l’inganno sulla questione del monopolio?

Walter Tocci ha due lauree, una in fisica e una in filosofia, ma prima in fisica. Questo me lo rende particolarmente caro, un modello quasi, perché avendo già una laurea in fisica non dispero di poter di nuovo frequentare l’accademia per una seconda laurea in filosofia. Finché c’è vita, c’è anche speranza.

Ad ogni modo, Walter Tocci conosce perfettamente la differenza fra l’occupazione di porzioni dello spettro elettromagnetico, che consente la co-esistenza di una concorrenza nel settore della telefonia – per cui se mi trovo al centro di una piazza posso scegliere da quale operatore captare il segnale – e la natura di servizio di trasporto cittadino – per cui se sono fermo alla fermata del 92 non posso far altro che attendere l’arrivo di quella vettura che in quel preciso momento si sta avvicinando a me lungo un percorso ben definito. Su questo secondo sistema non esiste nessuna possibile concorrenza.

Perché utilizzare questo consapevole inganno per costruire un impianto ideologico del tutto slegato dalle ragioni del buon governo della cosa pubblica, per me è un mistero.

Bici su autobus a Roma

IDEOLOGIA LIBERISTA

Esiste, non v’è dubbio, un problema di controllo, e la pessima qualità del servizio che abbiamo lo testimonia. Ed esistono probabilmente seri problemi di corruzione. Ma questi nodi la liberalizzazione non li scioglie, li rende più intricati e complessi.

Walter Tocci sa benissimo che il tema del rinnovamento dei modelli di mobilità (mobilità dolce e su ferro) e l’assetto urbanistico della città sono i temi attorno ai quali costruire la discussione sul funzionamento del trasporto pubblico. Il SÌ al referendum, spinto dall’ideologia liberista del Partito Radicale, è del tutto comprensibile all’interno di quel sistema di riferimento culturale. Ma le ragioni che spingono Tocci a dare indicazioni di voto su un tema strategico come la gestione del trasporto pubblico muovendo da considerazioni puramente tattiche – il superamento della gestione Raggi – rimangono oscure.

In ogni caso, su una cosa sono d’accordo con Walter Tocci: il referendum sulla liberalizzazione dell’ATAC è importante, e voterò NO. Ma non è che questo mi renda felice.

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